martedì 21 novembre 2017

Ordine teutonico. A differenza degli altri ordini gerosolimitani, che professavano un ecumenismo cristiano "europeo", i Teutonici rimasero vincolati fin dalle origini ad un'idea nazionale rigidamente circoscritta alla Vaterland germanica. In altre parole, mentre Templari e Ospitalieri costituirono autentiche "multinazionali della fede", i cavalieri teutonici non furono che dei tedeschi associati tra loro per un'impresa straordinaria in terre lontane.

Ordine teutonico.
[...] Si trattava di cavalieri che seguivano una forma di vita monastica, cioè cercavano di realizzare un’unione, a prima vista improbabile, tra la vita laico-attiva del cavaliere e quella religioso-contemplativa del monaco. E ciò in un’epoca in cui era forte la distinzione tra i ceti sociali.
Nel tradizionale concetto della società altomedievale, cioè dei secoli che vanno grosso modo dall’VIII all’XI-XII, esistevano soltanto tre gruppi sociali: gli oratores, la cui attività sociale consisteva nella preghiera, vale a dire il clero; i bellatores, il cui ruolo sociale era l’esercizio delle armi, i cavalieri; e infine il resto della società, i laboratores, che si guadagnarono da vivere appunto lavorando (contadini, artigiani, ecc.). Questo schema era ritenuta di origine divina, e dunque non mutabile dall’uomo. Almeno in teoria… Ma con la fioritura delle città i mercanti, che in teoria facevano parte della terza categoria, cominciarono una ascesa sociale che avrebbe sconvolto lo schema tradizionale della “società tripartita”. [...]

Una incondizionata ammirazione per Ermanno, come del resto anche per Federico, traspare dalle parole di Ernst Kantorowicz. Egli scrisse infatti:

«L’organizzazione dei Cavalieri teutonici (di cui Federico II amava far risalire le prime origini al Barbarossa) fu, com’egli stesso asserì, opera sua personale e del gran maestro Ermanno di Salza. Per più di due decenni questi frequentò la corte di Federico come primo consigliere e uomo di fiducia, non solo in qualità di gran maestro dell’Ordine, ma in grazia dei suoi pregi personali, che in numerose circostanze lo resero indispensabile allo Staufen. Ermanno di Salza era probabilmente originario delle Turingia, come risalta da tutta la sua personalità: mancavano al suo carattere la giovialità e la prontezza, a cui supplivano la ponderata meditazione, la fedeltà a tutta prova e il senso virile di giustizia. Gran fama ebbe la sua fedeltà, quella fedeltà che, da tempi antichissimi quasi unicamente propria dei tedeschi, si risolve in forza positiva stimolante all’azione. Tale fedeltà assunse per lui un carattere tragico, perché egli aveva prestato giuramento a due signori, al papa e all’imperatore, di modo che ogni conflitto fra le due potenze gettava il suo animo in una tensione insoffribile. La necessità di mantenersi fedele ad ambedue ce lo mostra più tardi sempre in giro per l’Europa, dalla curia alla corte, per mantenere o ripristinare la pace negli anni bui degl’incessanti conflitti. “Lavorare per l’onore della chiesa e dell’impero”: questo, com’egli disse, il fine della sua vita; e fu così vero, che, quando la frattura fra le due potenze si fece insanabile, gli parve spenta ogni possibilità di vita; e morì di fatti quello stesso giovedì santo del 1239, in cui il papa fulminò per sempre la scomunica su Federico»[2].

Un’immagine del tutto diversa di Ermanno è stata presentata invece da uno dei più autorevoli storici polacchi, Karol Górski. Per Górski, Ermanno, nato da una famiglia di ministeriales, cioè di cavalieri originariamente non liberi, che avevano conquistato la libertà, sarebbe stato spinto da una irrefrenabile ambizione personale di ottenere per l'Ordine da lui guidato un territorio in cui costituire uno Stato; il che gli avrebbe permesso di diventare principe. Questa ambizione sarebbe all'origine della cosiddetta «bolla d'oro di Rimini», con la quale Federico II nel 1226 donò all'Ordine le terre della Prussia ancora da conquistare e assegnò al Gran Maestro per questo territorio gli stessi diritti dei principi dell'Impero.
Secondo Górski questo documento «aveva due aspetti differenti.
Il primo concerneva la situazione personale di Hermann von Salza; l'altro i suoi progetti di fondazione di uno stato. In primo luogo entrò in causa la situazione personale:

Hermann von Salza, gran maestro dell'Ordine, consigliere influente del papa e favorito dell'imperatore, per i principi dell'Impero era solo un plebeo, che aveva ricevuto la libertà in data assai recente.

Nel corso delle sue azioni diplomatiche per curare gli interessi di Federico II aveva dovuto senza dubbio inghiottire in silenzio molte umiliazioni: non era che un monaco cavaliere, senza antenati né parenti fra i grandi di Germania. Ora diventava pari ai principi e poteva reclamare precedenze, non trascurabili nelle missioni diplomatiche. Diventava insomma un principe ecclesiastico, come tanti abati e vescovi dell'Impero, e la sua autorità personale era rafforzata da un privilegio. Si trattava di qualcosa di molto reale, ed è perfino possibile che l'ambizioso Hermann avesse avuto in vista proprio questo fine, e che la fondazione di uno stato a spese di un principe polacco fosse per lui in secondo piano»[3].

Per lo storico polacco l’opera di Ermanno «fu di uomo politico, e nessuna delle sue azioni più importanti fu propria di un religioso»[4]. «Era senza dubbio un grande uomo colui che moriva a Salerno nel 1239 e veniva sepolto a Barletta nella cappella dell'Ordine. Aveva dato alla Germania una nuova provincia, lanciando il proprio ordine ospitaliero nella scia dell'Impero. Dovendo scegliere fra due nozioni di cristianità, allora in lotta fra loro, l'Impero e il papato, aveva preferito il primo, ossia una concezione decisamente politica, piuttosto che religiosa. La scelta dei mezzi si era mostrata coerente con questa impostazione: aveva raggirato il principe di Masovia, mentre il vescovo di Prussia era stato lasciato in prigionia; non era rifuggito dal ricorrere a falsi documenti. Per un monaco non era poco»[5].

Questi due giudizi così contrastanti su Ermanno di Salza, quello completamente positivo da parte di Kantorowicz, e quello quasi del tutto negativo da parte di Górski, non sono dovuti esclusivamente alle posizioni personali di questi due studiosi, uno tedesco, l’altro polacco. Essi sono piuttosto il risultato di due modi diversi di vedere la storia dei cavalieri teutonici, affermatisi nell’Ottocento e nel Novecento nell’ambito della storiografia tedesca e polacca. Per la maggior parte degli storici tedeschi i cavalieri teutonici avevano contribuito all’espansione del mondo germanico verso Est; per la maggior parte degli storici polacchi, invece, questi cavalieri istituendo sulle sponde del Baltico un proprio Stato avevano soggiogato le popolazioni slave e baltiche [6]. [...]

La visione negativa dei cavalieri teutonici fu poi accentuata dal fatto che il loro simbolo, la croce patente nera, fu usato come modello per una onorificenza militare prussiana, la celebre Croce di ferro. Tale onorificenza inventata all’epoca delle guerre di liberazione contro Napoleone (nel 1813), fu poi usata per i soldati tedeschi nella prima e nella seconda guerra mondiale, (e fu portata con orgoglio da Adolf Hitler).

[...] Quanto questa visione negativa fosse diffusa anche tra gli intellettuali italiani dimostrò la reazione che suscitò la pubblicazione del libro di Górski, di cui abbiamo citato il brano relativo a Ermanno di Salza. Pubblicato nel 1971 dalla casa editrice Einaudi, il libro fu presentato sul «Corriere della Sera» (del 28 ottobre 1971) in un articolo che portò il titolo «I bisnonni di Hitler». I cavalieri teutonici furono considerati gli antenati della «bellicosa nazione tedesca», «irta di alabarde e di elmi chiodati che, sotto la dinastia Hohenzollern, e poi sotto quella degli eredi nazisti, terrorizzò e devastò mezzo mondo».

La visione negativa dei cavalieri teutonici era stata suggerita dal giudizio negativo che Górski aveva dato dello Stato da loro creato in Prussia, paragonato dallo storico polacco a quello fondato dai Gesuiti nel ‘600 in Paraguay. In entrambi i casi si sarebbe verificata la situazione «assurda» in cui uomini, che in quanto religiosi avevano «rinunziato per principio al mondo, si siano rivolti ad esso di nuovo per fondarvi stati, per lo più con la violenza». Secondo lo storico polacco, sia in Prussia che in Paraguay «la corporazione monastica dominante era reclutata fuori del paese e costituiva perciò una sorta di casta chiusa nei confronti degli indigeni».
A parte che questo giudizio così incondizionatamente negativo sugli Stati “monastici” della Prussia e del Paraguay è stato ridimensionato dalla storiografia successiva, va detto che si tratta comunque di un giudizio, per quanto riguarda i cavalieri teutonici, condizionato da una riduzione della loro storia all’attività svolta nel Baltico, mentre viene trascurata quella mediterranea, alla quale invece recenti ricerche hanno rivolto l’attenzione.

L’Ordine dei cavalieri teutonici è nato, infatti, nel Mediterraneo e continuò ad essere qui attivo anche quando, nel corso del Duecento, il centro della sua azione cominciò a spostarsi lentamente verso il Baltico. Al tempo di Federico II e di Ermanno di Salza il fulcro dell’attività dei cavalieri era nel Mediterraneo e la sede del Gran Maestro era in Terra Santa.

Il Gran Maestro aveva probabilmente l’idea di costituire per il suo Ordine una signoria territoriale e faceva dei tentativi in questa direzione in varie regioni: in Ungheria (prima del 1225), in Terrasanta (a nord di Acri, dove i Teutonici acquistarono verso il 1226 un piccolo castello che ingrandirono dandogli il nome di Montfort), e infine in Prussia, dove sarebbero riusciti a costruire un proprio Stato da cui più tardi, nel Cinquecento, sarebbe nato il ducato di Prussia.

Il vero artefice della fortuna dei cavalieri teutonici fu senz’altro Ermanno di Salza, che, grazie ai suoi ottimi rapporti con Federico II da una parte, e con i papi Onorio III e Gregorio IX dall’altra, riuscì ad ottenere numerosi privilegi per il suo Ordine. Essendo a capo di un Ordine sottoposto direttamente al papa, egli doveva per forza mantenere buoni rapporti con la Sede Apostolica, e come capo di un ordine di cavalieri-monaci quasi esclusivamente tedeschi e legato da amicizia a Federico II, non poteva disinteressarsi delle vicende dell’Impero. Ermanno fu perciò un instancabile mediatore tra l’imperatore e i papi e riuscì ad evitare che gli attriti tra le due potenze universali sfociassero in uno scontro radicale, come invece sarebbe successo dopo la sua morte.

Negli anni precedenti Ermanno di Salza aveva lavorato duro per evitare che si arrivasse al peggio. All'inizio di settembre del 1227 il Gran Maestro partì con Federico II da Brindisi, ma l'imperatore, ammalatosi, dovette sbarcare a Otranto e recarsi poi a Pozzuoli per curare la sua malattia.
Ermanno proseguì insieme al patriarca di Gerusalemme, Geroldo, e al duca Enrico di Limburgo, a cui era stato conferito il comando della spedizione costituita da venti galee, raggiungendo via Cipro, intorno alla metà dell'ottobre 1227, Acri. A nord di Acri era, sin dalla prima metà del 1226, in corso la costruzione del castello di Montfort, destinato a diventare la sede centrale dell'Ordine Teutonico.

Il 7 settembre 1228 arrivò finalmente in Terra Santa anche Federico II, il quale, però, nel frattempo era stato scomunicato da Gregorio IX, per aver rimandato nuovamente la crociata. Quando arrivarono poi ad Acri due frati minori inviati dal papa per sollecitare il patriarca di Gerusalemme a trattare l'imperatore come  scomunicato e i tre Ordini militari a negare a Federico II qualsiasi appoggio, Ermanno fu costretto a prendere posizione a favore dell'imperatore e contro il papa, essendo ormai diventata impossibile una posizione mediatrice per la quale egli finora si era sempre impegnato. Federico II, per evitare di perdere l'appoggio dei Templari e degli Ospedalieri, rinunciò al comando sull'armata crociata conferendo quello su tedeschi e lombardi a Ermanno, e quello sui soldati originari dei regni di Gerusalemme e di Cipro al maresciallo Riccardo Filangieri e al comestabile Odo di Montbéliard.

Nel marzo 1229 Ermanno inviò una lettera a Gregorio IX per giustificare il suo comportamento e la crociata di Federico II. Precedentemente il Gran Maestro aveva fatto parte della delegazione inviata presso al-Kamil per ricevere da questi il giuramento del trattato stipulato con l'imperatore, il quale aveva prestato questo giuramento già il 18 febbraio 1229. Il Gran Maestro cercò invano di convincere il patriarca Geroldo di Gerusalemme a dare il suo consenso al trattato che restituiva Gerusalemme ai cristiani. La presa di posizione del Gran Maestro per Federico II e contro Gregorio IX creò per l'Ordine Teutonico una situazione difficile, perché gli Ospedalieri cercarono di approfittarne e chiesero al papa di sottomettere a loro l'Ordine Teutonico in quanto nato da un ospedale gerosolimitano, che nel secolo XII era stato dipendente dagli Ospedalieri.

Quando Federico II, sabato 17 marzo 1229, entrò con il suo esercito a Gerusalemme, Ermanno, al quale, come disse egli stesso, stava a cuore non soltanto l'onore dell'impero ma anche quello della Chiesa («nos vero, sicut ille qui honorem ecclesie et imperii diligit et utriusque exaltationi intendit»)[7], convinse l'imperatore a non assistere, diversamente da quanto qualcuno gli aveva consigliato, alla celebrazione della messa nella chiesa del Santo Sepolcro; una tale azione dello scomunicato svevo, infatti, avrebbe potuto essere interpretata da parte papale come una ulteriore provocazione. Federico II entrò quindi soltanto dopo la fine della messa nella chiesa del Santo Sepolcro, e, senza alcun cerimoniale religioso prese dall'altare la corona, se la mise sulla testa e andò ad occupare il trono. Si trattava, come è stato chiarito in modo definitivo alcuni anni fa, non di una «autoincoronazione», bensì soltanto di un gesto usato spesso dagli imperatori in giorni festivi, cioè quello di portare la corona («Festkrönung»)[8].

Ermanno riferì di questo evento in una lettera inviata nel marzo 1229 a un membro della curia romana, la cui identità non è nota [9]. Egli scrive che «il signor imperatore ha portato lì (cioè nella chiesa del Santo Sepolcro) in onore del re eterno la corona. Molti gli consigliarono di sentire lì anche la messa, dato che egli aveva liberato questa terra dalle mani dei Saraceni, e perciò era stato scomunicato. Noi, però, che apprezziamo l'onore della Chiesa e dell'Impero e ci impegniamo per l'esaltazione di entrambi, resistemmo a questo consiglio, perché non lo ritenemmo buono né per la Chiesa né per l'imperatore. E seguendo in ciò il nostro consiglio, egli (cioè Federico II) non partecipò alla messa, ma prese soltanto la corona senza benedizione dall'altare e la portò fino al trono, come è uso»[10].

Dopo questo atto, l'imperatore si recò probabilmente nella vicina casa degli Ospedalieri, dove ricevette i grandi del regno di Gerusalemme. In quest'occasione, Ermanno proclamò davanti a una grande folla, tra cui c'erano anche personaggi preminenti, come gli arcivescovi di Palermo e di Capua, in latino e in tedesco alcuni «verba conscripta» dell'imperatore, cioè un discorso dettato da Federico II («proposuit coram omnibus manifeste verba subscripta et nobis iniuncxit, ut verba sua ipisi latine et theutonice exponeremus») [11]. In questo discorso l'imperatore giustificò le sue azioni e si dichiarò disposto di fare la pace con la Chiesa e con il papa. Dalla scelta del verbo «exporre» si può dedurre che il Gran Maestro non tradusse soltanto il discorso dell'imperatore, ma lo espose con parole sue.

Grazie all’impegno di Ermanno di Salza, Federico II evitò lo scontro totale con il papato. Il Gran Maestro, nel 1230, sarebbe riuscito a convincere Gregorio IX a togliere all’imperatore la scomunica e a stipulare la pace di San Germano. [...]

Dopo la caduta dell’ultima roccaforte cristiana in Terrasanta, Acri (1291), il Gran Maestro teutonico si trasferì a Venezia, dove rimase fino al 1309. Soltanto in quest’anno la sede centrale fu trasferita a Marienburg nella Prussia occidentale (l’odierna Malbork in Polonia). [...]

 Copyright © Hubert Houben

* Conferenza tenuta, il 24 giugno 2006, su invito della Fondazione Federico II Hohenstaufen (Jesi) nell’Aula del Rettorato dell’Università di Ancona.

http://www.stupormundi.it/it/federico-ii-e-l%E2%80%99ordine-teutonico


Ordine teutonico.
A differenza degli altri ordini gerosolimitani, che professavano un ecumenismo cristiano "europeo", i Teutonici rimasero vincolati fin dalle origini ad un'idea nazionale rigidamente circoscritta alla Vaterland germanica.
In altre parole, mentre Templari e Ospitalieri costituirono autentiche "multinazionali della fede", i cavalieri teutonici non furono che dei tedeschi associati tra loro per un'impresa straordinaria in terre lontane.
[...]

È interessante osservere il ruolo riservato alle donne all'interno dell'ordine, che furono sempre presenti e attive nei suoi ranghi, soprattutto per quanto riguardava l'assistenza ai feriti ed agli ammalati.

Per lo stretto, rapporto d'intesa con l'imperatore Federico II, rappresentato nell'Ordine da maestri di sua fiducia, a cominciare dall'amico e consigliere personale Hermann von Salza, i cavalieri Teutonici acquisirono un esteso potere in Puglia e in Sicilia, dove si trovarono presto a controllare castelli e proprietà d'immenso valore.

I Teutonici si distinsero per una loro quasi morbosa vocazione al sacrificio, un'incontenibile ansia di ricercare la morte in combattimento, ereditata evidentemente da una tradizione pagana che la conversione al cristianesimo non aveva ancora del tutto espurgato dei suoi miti. Tra i quali sopravviveva in specie la propensione a considerare il paradiso stesso come qualcosa di simile al Walhalla di Odino, un asilo di guerrieri e di eroi, al quale la gente comune non poteva avere accesso.

Quel che ne derivava, in definitiva, era, l'inconfessabile convinzione che la beatitudine celeste fosse qualcosa d'incompatibile con lo spirito di pace. Il che finiva per alimentare oltre misura quest'aberrante mistica della morte violenta, inflitta o subita.

http://www.medievale.it/articoli/i-cavalieri-teutonici/


Nel 1211 l'Ordine fu chiamato in aiuto dal re Andrea d'Ungheria contro i Cumani, ed ebbe in cambio il Burgenland da colonizzare. I Cavalieri fortificarono il paese e cominciarono a colonizzarlo: ma quando essi cercarono di rendersi indipendenti dal re facendo infeudare il paese all'Ordine dalla Santa Sede, vennero scacciati (1225).

Ma nel 1226 vennero chiamati in aiuto dal polacco duca Corrado di Masovia e dal primo vescovo di Prussia, Cristiano, contro gli slavi pagani abitatori della Prussia: in cambio ebbero il Culmerland, territorio polacco che era stato ripreso dai pagani, e il possesso di quanto territorio prussiano avessero potuto conquistare.

Prima di passare all'azione, Hermann von Salza fece investire l'Ordine da parte di Federico II del Culmerland e delle terre da conquistare, come feudi dell'impero: così alla dignità di gran maestro dell'Ordine andò d'allora in poi unita quella di principe dell'impero. Seguirono privilegi e garanzie della Santa Sede e della corona polacca, e nel 1230 cominciò l'opera di conquista: al Culmerland seguirono facilmente la riva destra della Vistola e della Nogat, poi la costa, il Pregel, il Samland. Nel 1237 si fuse con l'Ordine Teutonico l'ordine dei Cavalieri Portaspada apportando la Curlandia, la Semigallia e la Livonia.

Da principio l'Ordine si accontentava della conversione e della sottomissione della popolazione; ma dopo la grande ribellione del 1260 - nella quale i Prussiani, con l'aiuto dei confratelli Lituani, e avvantaggiandosi della benevola neutralità dei Polacchi tolsero ai Cavalieri quasi tutto il conquistato - dopo la quindicenne guerra di riconquista che seguì, e infine dopo la conquista delle regioni più orientali della Prussia, abitate da Lituani e da stirpi slave (1283), gli originarî abitatori furono radicalmente sterminati, e nell'antico territorio pagano, che ormai andava dal basso corso della Vistola al medio corso del Memel, vennero chiamati coloni tedeschi, che sotto il severo governo dei Cavalieri, ma con molti privilegi ed esenzioni, si sparsero a coltivare le campagne, e fondarono una quarantina di nuove città (notevole fra esse Königsberg, che più tardi doveva diventare capitale dell'Ordine); i pochi nobili prussiani rimasti fedeli, e i prussiani non nobili in compenso della loro fedeltà vennero completamente assorbiti. La guerra coi Lituani diventò perenne.

Verso la metà del sec. XIII l'ordine aveva possedimenti in Palestina, Puglia, Sicilia, Spagna, nell'Impero greco, in Armenia, in Austria, Germania, Prussia e Livonia, ognuno dei quali era affidato a un Komtur (Commendator), mentre la Palestina era amministrata dal Gran Maestro stesso.

Il primo dei possedimenti non tedeschi che andò perduto fu quello di Acri (1291):
e così per un certo periodo di tempo la casa madre dell'Ordine fu trasferita a Venezia.
Il gran maestro Siegfried von Feuchtwangen trasferì poi la casa madre dell'Ordine a Marienburg, consacrando così (1309) l'abbandono della primitiva missione per la nuova, più strettamente legata al carattere nazionale tedesco dell'Ordine, che nel 1308 aveva acquistato il ducato di Pomerania dai margravî del Brandeburgo, diventando così signore anche di Danzica, e assicurando la continuità territoriale dei propri possedimenti.

Nel periodo seguente (fino al 1382) la storia dell'Ordine s'identifica con quella della Prussia e della Livonia, che erano i suoi due dominî principali. Nel sec. XIV l'Ordine ha quasi funzioni egemoniche nell'Europa settentrionale: fortissimo all'interno per la saggia amministrazione e per la fedeltà dei sudditi, resiste vittoriosamente agli sforzi della Polonia, divenuta decisamente sua avversaria dopo l'acquisto della Pomerania, e a quelli della Santa Sede, con la quale si trova più volte in conflitto a causa della riluttanza dei vescovi delle terre conquistate (in Prussia i 4 vescovati erano affidati a membri dell'Ordine: non così nelle regioni apportate dall'ordine dei Portaspada, ecc.) a sottostare alla severa amministrazione dell'Ordine; d'altra parte ottimi erano i rapporti dell'Ordine con la Hansa, che esso assisté nelle lotte con i sovrani di Svezia e Danimarca, e soprattutto favorì sgombrando il Baltico da pirati, i cosiddetti Vitalienbrüder.

Ma cominciano anche i segni della decadenza. In questo tempo la perenne guerra contro i Lituani, che pure procurò ai Cavalieri una grande gloria nell'opinione pubblica dei contemporanei, cominciò a degenerare in una specie di caccia all'uomo, alla quale s'invitavano ospiti di riguardo come a un divertimento, e che veniva condotta senza risultati positivi di nuove conquiste; e se anche sotto il gran maestro Winrich von Kniprode (1351-1382) la Prussia conobbe il suo massimo splendore cavalleresco, celebrato da Chaucer e dal Boucicaut, così da poter tenere, unico fra i paesi tedeschi, il paragone con l'Occidente, l'Ordine dovette adattarsi ai tempi, e divenire sempre più una potenza mercantile, che si alienò l'animo delle città prussiane facendo loro concorrenza e istituendo monopolî (come quello dell'ambra) in proprio favore.

Se anche nel 1346 l'Ordine acquistava l'Estonia e nel 1404 Visby con il Gotland, l'irrigidirsi progressivo del governo dei Cavalieri, e la difficoltà per un ordine cavalleresco di adattarsi veramente alla nuova arte militare preparavano quella decadenza che si manifestò chiaramente quando il sovrano di Lítuania, il principe Jagellone si convertì al cristianesimo, costringendo il suo popolo a seguirlo (1386), e tolse così all'Ordine il suo compito, la stessa ragione d'essere.

Lo Jagellone s'imparentò con la casa regnante di Polonia, consolidando così l'alleanza dei due stati slavi. Per reagire alle continue manifestazioni di ostilità degli Slavi, e per rialzare il proprio prestigio, l'Ordine deliberò una grande spedizione militare, terminata con la terribile sconfitta di Tannenberg (15 luglio 1410).

La prima pace di Thorn (1411) conclusa dalla Polonia per aver mano libera con l'Ungheria, aveva ridato all'Ordine quasi tutti i suoi dominî: ma il governo di essi fu sempre peggiore, e finalmente città e nobiltà si unirono nel Preussischer Bund e dichiararono la propria indipendenza dall'Ordine, invitando a prendere la sovranità in Prussia il re di Polonia, al quale prestarono omaggio perfino alcuni cavalieri (1454). La guerra dell'Ordine contro la Polonia che ne seguì e che durò per 13 anni, ebbe, volta come era anche contro il Preussischer Bund, carattere di guerra civile, e terminò con la seconda pace di Thorn, la cosiddetta "pace perpetua" (1466), che lasciò all'Ordine solo la Prussia Orientale, e come feudo polacco.

La decadenza politica, militare, anche morale e religiosa dell'Ordine, lo aveva reso maturo per la secolarizzazione, che fu compiuta, su consiglio di Lutero, dall'ultimo Gran Maestro dell'Ordine, il margravio Alberto di Brandeburgo, nipote del re di Polonia, eletto nel 1511 e che nel 1525, col trattato di Cracovia, trasformò la Prussia in un ducato ereditario, vassallo del regno di Polonia; nel 1561 il suo esempio fu seguito dal capo dell'Ordine per la Livonia. Il maestro dell'Ordine per i possedimenti tedeschi, rimasto cattolico, fece mettere il duca Alberto al bando dell'impero (1530), divenendo egli stesso Gran Maestro e feudatario titolare della Prussia. Mentre questa, secolarizzata, si avviava all'indipendenza, l'Ordine Teutonico stabiliva la sua sede a Mergentheim, organizzandosi in 12 baliaggi: Turingia, Austria, Assia, Franconia, Coblenza, Alsazia, Bolzano, Utrecht, Alten-Biesen, Lorena, Sassonia, Vestfalia, ritornando all'attività originaria ospedaliera e rivendicando sempre i suoi diritti in Prussia.

Abolito nel 1809 da Napoleone, si ridusse a Utrecht (dove divenne protestante, ma mantenne il suo carattere aristocratico) e in Austria, dove nel 1840 venne riformato dall'imperatore Ferdinando I, diventando un ordine cavalleresco ecclesiastico nobiliare, che richiedeva per l'ammissione otto gradi di nobiltà, religione cattolica, alto censo: la casa principale era a Bolzano; l'Ordine aveva compiti ospedalieri, e doveva mantenere sempre pronte quarantaquattro colonne di sanità militare, come l'Ordine Mariano col quale venne fuso più tardi. Col 1919 l'Ordine non fu abolito, ma venne sospesa la sua attività e vennero chiuse le nomine e le iscrizioni.


http://www.treccani.it/enciclopedia/ordine-teutonico_%28Enciclopedia-Italiana%29/


Ordine teutonico.
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[...] Fino alla perdita di Acri nel 1291, il principale teatro di operazioni dei Cavalieri teutonici rimase la Terrasanta. Tuttavia già a partire della fine del XII secolo operarono sulla costa baltica, [...] gli abitanti pagani vennero convertiti o sterminati e si organizzò l'immigrazione in massa di contadini tedeschi. [...]
Nel 1525 il trentasettesimo grande maestro dell'Ordine, Alberto di Hohenzollern-Ansbach, si convertì al luteranesimo e secolarizzò i possedimenti prussiani, assumendo il titolo di duca di Prussia. [...]

Il 6 febbraio 1191 all'ordine venne concessa l'approvazione e la protezione del pontefice Clemente III. La regola seguita dagli appartenenti all'ordine era quella dei cavalieri ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme. 
[...] Papa Innocenzo III confermò la trasformazione il 19 febbraio del 1199 e ai religiosi venne assegnato il mantello bianco con croce nera. Nel 1221 papa Onorio III parificò l'Ordine teutonico all'Ordine dei templari e a quello degli ospitalieri. In seguito a cospicue e ripetute donazioni l'ordine si diffuse molto rapidamente: dal Duecento al Trecento il numero delle commende (nome dato alle case dell'ordine) crebbe al ritmo di una ma spesso anche 3 o 4 all'anno; nel 1300 erano circa 300 diffuse in Terra Santa, Cipro, Grecia, Italia, Spagna, nel Sacro Romano Impero, nei Paesi Bassi e nell'area baltica.

[...] Nel 1191 l'Ordine abbandonò l'ultima roccaforte in Terra Santa e si mise alla ricerca di una collocazione in Europa. Nel 1211 Andrea II d'Ungheria offrì, in cambio di appoggio militare contro la popolazione nomade e pagana dei Cumani, il territorio del Burzenland in Transilvania (in tedesco Siebenbürgen). L'ordine istituì uno stato indipendente e iniziò un'intensa attività di colonizzazione ed evangelizzazione ma nel 1225 Andrea II, impaurito dalla nascita di uno stato entro il suo regno, scaccio l'ordine dall'Ungheria. [...]

L'alimentazione dei militi dell'Ordine teutonico era costituita da latte, uova, una minestra di fiocchi d'avena e acqua. Chi aderiva non poteva far mostra del blasone, né cacciare (se non lupi e orsi). [...]
Memore della passata esperienza con il sovrano ungherese, il gran maestro dell'ordine Hermann von Salza si fece confermare i diritti sui territori conquistati tramite la bolla d'oro di Rimini emessa dall'imperatore Federico II e la bolla d'oro di Rieti emessa dal papa Gregorio IX. Entrambe garantivano che dopo la conquista e conversione religiosa dei territori baltici questi sarebbero stati assegnati all'Ordine, garantendo all'Ordine teutonico la sovranità ed al suo gran maestro il rango di principe imperiale.

La campagna di appoggio al duca polacco cominciò nel 1226. Corrado, dopo lunga esitazione, tramite il contratto di Kruschwitz (1230) assegnò all'ordine la città e il territorio di Kulm (Chełmno).
[...] Negli anni trenta del Duecento, subito dopo l'annessione di Kulm, l'Ordine diede un forte impulso alla colonizzazione tedesca della Prussia Orientale (Marienwerder, Elbing ecc.), portando il cattolicesimo sempre più a Oriente [...]. 

Sperando che le invasioni svedesi e mongole avessero minato la potenza degli Stati russi, i Cavalieri teutonici attaccarono la vicina Repubblica di Novgorod [...]. Quando minacciarono la stessa Novgorod, cittadini richiamarono in città il ventenne Principe Alexander Yaroslavich, che avevano confinato a Pereslavl l'anno precedente. Durante la campagna del 1241, Alexander riuscì a riconquistare Pskov e Koporye dai crociati. Avendo udito che gli invasori germanici avevano bruciato sul rogo dei bambini, Alexander rispose tenendo in ostaggio dei cavalieri e impiccando alcuni Voti (popolo locale alleato dei Teutonici) e dei fanti estoni. Nella primavera del 1242, i Cavalieri teutonici annientarono un distaccamento in ricognizione dell'esercito cittadino di Novgorod circa 20 km a sud della fortezza di Dorpat (Tartu). Pensando di ottenere una facile vittoria, condotti dal Vescovo Principe Hermann von Buxhövden del Vescovato di Dorpat, i cavalieri e le loro truppe ausiliarie composte da Estoni Ugauni incontrarono le forze di Alexander presso lo stretto passaggio che collega la parte settentrionale e meridionale (detta Lago di Pskov) del Lago dei Ciudi, il 5 aprile 1242, ma l'attacco verso terminò infelicemente con la disfatta del Lago Peipus, presso Vybiti. Tale sconfitta subita dai cavalieri dell'Ordine segna una battuta di arresto nella loro espansione verso est.
[...] Repressa un'insurrezione dei prussiani nel 1260, i Cavalieri, già famosi per i metodi brutali con cui imponevano la conversione al cristianesimo, procedettero a un largo sterminio dei popoli baltici, per lo più rimpiazzati da coloni tedeschi.
[...] L'apogeo della potenza dell'Ordine fu raggiunto nel corso del XIV secolo, allorché fu completata la conquista della Livonia (città di Narva e Reval) e furono annessi alcuni importanti nuclei urbani lituani, fra cui la città di Kaunas. Nel 1346 l'Ordine acquistò l'Estonia dalla Danimarca.

[...] Il 15 luglio del 1410 l'Ordine subì una memorabile sconfitta a Tannenberg, in Prussia orientale, ad opera di polacchi e lituani: da allora iniziò un rapido processo di decadenza, culminato con il trattato di Toruń (1466). Con tale accordo l'Ordine teutonico riuscì a mantenere sotto il suo controllo i soli territori prussiani dovendo però riconoscere la sovranità nominale del re di Polonia su di essi. Si era definitivamente chiusa un'epoca.

Nel 1525 Alberto di Brandeburgo, gran maestro dal 1511, aderì alla Riforma ed attuò la secolarizzazione dei beni dell'Ordine: col trattato di Cracovia venne riconosciuto duca ereditario di Prussia, la quale passò così alla casa di Hohenzollern mettendo fine allo Stato Teutonico. Dopo tre secoli l'Ordine Teutonico perdeva la sua sovranità: al suo gran maestro restava la dignità di principe imperiale. [...]

https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_teutonico


Nei Paesi Baltici, l'Ordine istituì un proprio governo creando il “Deutschordensstaat
(Stato Monastico dell'Ordine Teutonico) che, alla fine del XIV secolo, aveva una superficie di 200.000 chilometri quadrati. A causa della grave sconfitta militare subita nell'estate del 1410, contro l'unione polacco-lituana durante la Battaglia di Tannenberg, così come un lungo conflitto interno in Prussia, iniziò il declino dell'Ordine che portò nel 1525 alla secolarizzazione del Deutschordensstaat e la sua trasformazione in un ducato laico. [...]

Nel 1119 nacque l'Ordine dei Cavalieri Templari, con il compito esclusivamente militare di proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. [...] decisero di trasformare l'Ordine, sino ad allora esclusivamente ospedaliero, in un Ordine Monastico-Cavalleresco, con il nuovo compito militare di protezione dei pellegrini tedeschi. Proseguì comunque l'attività religiosa ed ospedaliera, per la quale veniva seguita la regola dei Giovanniti, mentre per quella militare veniva adottata la regola dei Templari. [...] Con l'eccezione dei Cavalieri Templari, gli Ordini ammettevano le donne per le funzioni legate alle attività ospedaliere e caritative. [...]

Nel 1143 il Papa Celestino II pose questo ospedale sotto l'autorità dell'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, stabilendo però che a reggere l'ospedale fosse un priore che sapesse parlare il tedesco. [...]

Con la conquista di Gerusalemme da parte del Saladino, avvenuta il 30 settembre 1187 dopo la vittoria di Hattin, l'antico Ospedale di Santa Maria dei tedeschi di Gerusalemme fu distrutto, costringendo i frati ad abbandonare la Città Santa [...]

Nel 1191, dopo la conquista di San Giovanni d'Acri, l'ospedale da campo dei tedeschi costruito durante l'assedio della città, fu trasferito all'interno delle mura [...] L'Ordine dei fratelli della Casa Ospedaliera di Santa Maria dei Tedeschi in Gerusalemme che gestiva il nuovo ospedale, venne subordinato al Maestro dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni, anche se i Cavalieri tedeschi posti alla difesa dell'ospedale dovevano vivere sotto la regola dei Templari. [...]

L'emancipazione dai Giovanniti. [...]
Al momento del massimo splendore l'Ordine Teutonico era diviso in sette province. 
Due province erano dette “di combattimento” ed erano quelle di Prussia e Livonia, perché il dispositivo militare era sempre all'erta. Le altre erano “di pace” ed erano quelle di Germania, Austria, Boemia, Ungheria e Pomerania. [...]

Anche se basate sulla vita religiosa e militare dei Templari e degli Ospitalieri, le regole dei fratelli Teutonici variavano in funzione delle regioni. In Palestina, in Livonia ed in Prussia, con le frontiere caratterizzate da una lotta quasi costante nei confronti dei musulmani o dei pagani, i Cavalieri Teutonici privilegiavano l'organizzazione di tipo militare. Nella Germania occidentale e nel Mediterraneo dell'ovest invece i Cavalieri Teutonici conducevano una vita più pacifica ed improntata prevalentemente alle pratiche religiose.  [...]

In seguito i Cavalieri Teutonici ottennero dal Papa degli aggiustamenti alla loro Regola, anche se ancora ispirata agli altri Ordini religiosi militari, riuscendo persino ad ottenere l'annullamento dell'obbligo che imponeva che, se due Fratelli pranzavano insieme, dovevano mangiare nello stesso piatto. [...]

La più alta corte dei Cavalieri Teutonici era basata sul “Generalkapitel” (Capitolo Generale).
Il Generalkapitel rappresentava il supremo organo legislativo e poteva anche fungere da suprema corte di giustizia. Il Generalkapitel poteva ratificare o meno le decisioni dell'Hochmeister; aveva un supremo potere d'ispezione ed inoltre la facoltà, in base ad una precisa procedura, di deporre l'Hochmeister (Gran Maestro). [...]

Dopo aver lasciato San Giovanni d'Acri e Venezia nel 1291, il Generalkapitel si trasferì nel 1309 in Prussia.  [...]

Alla morte dell'Hochmeister, si riuniva il Generalkapitel. [...]
il Generalkapitel proponeva un cavaliere perché facesse da “Wahlkomtur” (Commendatore del voto).
Se i membri riconoscevano la sua scelta, questo poi nominava un secondo cavaliere elettore ed anche in questo caso il Generalkapitel doveva esprimere la sua approvazione, altrimenti veniva richiesto di presentare altri nomi finché si raggiungeva un accordo. I due poi ne sceglievano un altro e così via fino a formare il numero 13, che voleva ricordare il collegio apostolico presieduto da Gesù Cristo; in questo modo veniva selezionato il collegio elettorale. Questa prassi rimase in vigore fino al 1500. [...]

Fino al 1525, venne eletto dal Generalkapitel. Godeva del rango di ecclesiastico di Stato Imperiale e, fino al 1466, era il Principe Sovrano di Prussia. Nonostante questa alta posizione formale, praticamente, egli era solo una sorta di “primus inter pares”, questo significava che doveva prendere le decisioni anche in base alle richieste dei singoli gruppi dell'Ordine.  [...]

Responsabile per la gestione degli ordini nel suo complesso e delle sue relazioni con l'esterno, l'Hochmeister non esercitava il potere legislativo, riservato al Generalkapitel e il suo potere di nominare gli ufficiali era limitato, infatti doveva sempre consultare il Generalkapitel prima di prendere decisioni importanti.
L'Hochmeister, il grande comandante delle forze in Terra Santa e l'Ordenstressler (tesoriere dell'Ordine) erano ciascuno responsabile di uno delle tre chiavi della tesoreria dell'Ordine. Questa responsabilità sottolineava i limiti di autorità che veniva affidata ad una persona, qualunque fosse stato il suo incarico. [...]

la diffusione dell'Ordine Teutonico intorno al 1300 (in rosa le province di Prussia e di Livonia)

[...] Il più importante tra i primi Hochmeister fu Herman von Salza.
Proveniva da una nobile famiglia della Turingia e, arrivato in Terra Santa nel 1196 con l'esercito del Conte di Turingia, fu eletto Hochmeister tra giugno 1209 e ottobre 1210.
[...]
Sotto il suo magistero, intorno al 1220, [...] l'Ordine Teutonico iniziò la ricostruzione del castello di Montfort, che diventerà il gioiello dei suoi possedimenti.
Il comandante del castello era anche il tesoriere dell'Ordine in Palestina.
Nel 1221 all'Ordine venne concesso il privilegio papale della “exemptio totalis”, cioè la piena esenzione dall'autorità dei Vescovi. Questo fece crescere il reddito dell'Ordine, che ora aveva il diritto esclusivo della raccolta della decima. Dietro adeguata remunerazione, l'Ordine poteva anche vietare o interdire le persone ad essere sepolte nella “terra consacrata” dei cimiteri delle chiese dell'Ordine.
Le donazioni ricevute dalla nobiltà feudale si spiegano con la visione del mondo del XIII Secolo.
La “paura di perdere l'anima ed il desiderio di salvezza”, così come l'esistenza di una spirituale “atmosfera apocalittica”, fece sì che molti nobili facevano delle donazioni in favore dell'Ordine cercando di assicurarsi la salvezza eterna. [...]

Tra il 1228 ed il 1229 l'Ordine Teutonico sostennero senza riserve la Crociata dell'Imperatore Federico II, durante la quale venne significativamente coinvolto l'Hochmeister Hermann von Salza. L'imperatore Federico II concesse all'Ordine l'esenzione feudale.
Questo privilegio era importante in quanto liberò l'Ordine da tutti gli obblighi feudali verso il Regno di Gerusalemme.
Questa esclusione da tutti gli obblighi di verso il Regno di Gerusalemme era senza precedenti. L'imperatore Federico II, al tempo stesso Re di Gerusalemme per aver sposato Isabella di Brienne, volle premiare l'Ordine anche ponendolo in un posto preminente nella sua politica imperiale.
Gli ampi privilegi che l'Ordine Teutonico aveva ricevuto, erano dovuti all'opera dell'Hochmeister Hermann von Salza, divenuto uno dei più importanti consiglieri e diplomatici dell'Imperatore. [...]

Nel 1258, il Doge concesse all'Ordine Teutonico la Chiesa di Santa Maria della Salute e l'annesso Monastero della Santissima Trinità, che divenne il quartier generale dell'Hochmeister che vi rimase fino al 1309. [...]

Nel 1271, i Cavalieri Teutonici furono costretti ad abbandonare il castello di Montfort ai guerrieri musulmani. [...]

La scomparsa dei Cavalieri Teutonici dalla Terra Santa non pregiudicò il potere dell'Ordine, che aveva un patrimonio significativo nei territori delle attuali Germania, Austria, Belgio, Cipro, Spagna, Estonia, Francia, Grecia, Olanda, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Russia, Slovenia e Repubblica Ceca. I privilegi ottenuti dai papi e imperatori tra il 1217 e 1221, garantirono all'Ordine la protezione e la sicurezza dei loro beni. [...]

Le attività quotidiane dei Cavalieri Teutonici si basavano su una miscela di tradizioni militari e monastiche, erano scrupolosamente condotte secondo quanto può ancora essere individuato nella maggior parte degli eserciti oggi: mantenere i soldati occupati e tenerli fuori dai guai. [...]

Nelle due province di combattimento, la Prussia e la Livonia, al momento della sua massima espansione, l'Ordine disponeva di circa 3.000 Cavalieri nella prima, e di 500 nella seconda.
I Cavalieri avevano l'ordine tassativo di risiedere in una delle 60 fortezze costruite tra Prussia e Livonia.

[...] cerimonia di introduzione nell'Ordine.
I sacrifici erano grandi, non solo nei voti che venivano presi, ma anche nei 30-60 marchi che il cavaliere doveva portare come “dote”, spesso in forma di territorio. [...] Inoltre, se il cavaliere falliva economicamente, i suoi debiti venivano risolti dall'Ordine Teutonico. [...]
L'Ordine si caratterizzava per una grande spartanità nello stile di vita e nella “ideologia” dei suoi Cavalieri. [...]
Anche i servi potevano mangiare con i fratelli. Il cibo era eguale indistintamente per tutti.
Il vino, generalmente vietato, non lo era durante le operazioni militari, mentre erano sempre vietati i pranzi sontuosi. [...] Non potevano far mostra del proprio blasone, partecipare a tornei, o cacciare, se non il lupo, la lince e l'orso, ma senza l'aiuto di cani da caccia. [...]

Per dormire, il Cavalieri Teutonici non potevano utilizzare un materasso o un letto comodo, tranne che quando erano ammalati. Gli ufficiali avevano ciascuno una propria stanza, mentre gli altri dormivano, fedeli alla regola benedettina, completamente vestiti e con gli stivali, ma senza mantello, in una vasta camerata non riscaldata, su un sacco di paglia con un cuscino e le coperte, la cui quantità dipendeva dal clima. [...]

Ogni Cavaliere era supportato da altri uomini armati, di solito con un rapporto di dieci per ogni Cavaliere.  [...] Ogni Cavaliere aveva diritto a tre o quattro cavalli, uno da combattimento in grado di resistere al peso delle armature, mentre gli altri venivano utilizzati durante le esercitazioni. [...]

In Prussia ed in Livonia le spedizioni si svolgevano di solito in inverno, quando ghiacciava; ma, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo, il Cavaliere Teutonico era pronto alla guerra. [...]

Essi erano autorizzati alla caccia (un insolito privilegio specificamente conferito dal Papa), perché la caccia a cavallo era il metodo tradizionale per la formazione di un cavaliere ed aveva l'ulteriore vantaggio per lui di prendere confidenza con la geografia locale. Sarebbe stato impossibile vietare loro la caccia ed anche molto impopolare tra i cavalieri tedeschi, che erano cresciuti in mezzo alle estese foreste ancora piene di bestie pericolose e di abbondante selvaggina.

I Cavalieri Teutonici erano autorizzati a cacciare lupi, orsi, cinghiali e leoni con l'uso di cani solo se la caccia veniva fatta per necessità e non per evitare la noia o per piacere; per la caccia alle altre bestie invece non era consentito l'impiego dei cani. [...]

Il libro dell'Ordine metteva in guardia i Cavalieri affinché evitassero le donne. [...]

Dopo la perdita della Terra Santa nel 1291, i Cavalieri Teutonici stabilirono il loro quartier generale in Prussia. Questa situazione portò ad ulteriori riforme, avviate da alcuni Grandi Maestri come Karl von Trier (1311 - 1324) e Werner von Orselin (1324-1330). Queste riforme riflettevano due tendenze: la missione dell'Ordine non era più la cura e la protezione dei pellegrini in Palestina e la lotta contro i musulmani, ma la lotta contro i pagani dell'Europa orientale. [...]

1210-1239: il Magistero di Hermann von Salza.
[...] Durante il suo Magistero l'Ordine ricevette non meno di 32 conferme Papali e ulteriori 13 conferme Imperiali.

Con un atto imperiale del 23 gennaio 1214, ad Herman von Salza ed ai suoi successori venne concesso l'accesso alla Corte Imperiale ed il godimento di un posto nella Dieta Imperiale con il rango di Principe. [...]
i Cavalieri Teutonici dipesero direttamente dal Papa e solo lui poteva scomunicarli.
Beneficiavano della protezione papale e imperiale, del diritto di rifugio, del diritto di costruire e possedere chiese. Così, sotto il Magistero di Herman von Salza, l'Ordine Teutonico si emancipò completamente dagli Ospitalieri e dai Templari. [...]

I Templari rivendicavano il mantello bianco esclusivamente per se stessi, tanto che, in proposito, avevano già protestato ufficialmente con il Papa Innocenzo III. Ma nel 1220 il Papa Onorio III confermò ai Cavalieri dell'Ordine Teutonico l'autorizzazione ad indossare il controverso mantello bianco. I Templari, tuttavia, rimasero acerrimi rivali dell'Ordine Teutonico. [...]

La politica di Hermann von Salza.
A differenza dei Templari e degli Ospitalieri, i Cavalieri Teutonici guidati da Hermann von Salza seguirono in Terra Santa una politica di tolleranza nei confronti degli islamici, anche se erano ancora subalterni ai Templari ed a questi dovevano obbedienza quando c'era da combattere. [...]

Una volta giunto a san Giovanni d'Acri, Federico II intraprese una serie di falsi preparativi per dare l'impressione di voler portare la guerra all'Egitto, cercando di forzare la mano al Sultano per costringerlo al compromesso. Inoltre, per evitare di perdere l'appoggio dei Templari e degli Ospitalieri, rinunciò al comando sull'armata Crociata, conferendo quello sui tedeschi e lombardi a Hermann von Salza e quello sui soldati dei Regni di Gerusalemme e di Cipro al maresciallo imperiale Riccardo Filangieri e al connestabile di Gerusalemme Odo von Montbéliard.

La tattica riuscì pienamente e nel febbraio 1229 l'imperatore recuperò, senza versare una goccia di sangue, territori e luoghi santi come Betlemme, Nazaret, la Galilea occidentale, la signoria di Toron, una parte di Sidone e soprattutto la città di Gerusalemme. [...]

La presa di posizione dell'Hochmeister a favore di Federico II e contro Gregorio IX mise l'Ordine Teutonico in una situazione difficile, perché gli Ospitalieri cercarono di approfittarne e chiesero al Papa di sottomettere a loro l'Ordine Teutonico in quanto nato da un ospedale gerosolimitano che in passato era stato dipendente dagli Ospitalieri. [...]

1239: la morte di Hermann von Salza.
Nel 1239, quando Hermann von Salza morì, l'organizzazione dei Cavalieri Teutonici possedeva beni, ospedali e commende in Italia, Germania, Spagna, nel sud ovest della Francia, in Svizzera, in Puglia, in Sicilia nell'Impero Bizantino e in Terra Santa dove, sulle colline di Tiro, nel castello di Montfort, ribattezzato Starkenberg, aveva creato un nuovo importante centro.
La Prussia stava divenendo lo Stato dell'Ordine e la Livonia era entrata a far parte dei possedimenti dei Cavalieri, mentre altri paesi erano in procinto di essere assorbiti. [...]

1244 - 1249: il Magistero di Heinrich von Hohenlohe.
Appena divenuto Hochmeister, Heinrich von Hohenlohe modificò la Regola dell'Ordine, rendendola più breve e più precisa della precedente. In particolare adattò la Regola alle nuove condizioni che si erano venute a creare con la conquista della Prussia e l'acquisizione della Livonia. Vennero codificate anche le uniforni dei Cavalieri. Questi dovevano indossare il mantello bianco con una Croce nera sul lato sinistro. Questo rinnovò l'ira dei Templari, ma i Cavalieri Teutonici oramai erano così potenti che potevano prevalere sui Templari. [...]

La caduta di San Giovanni d'Acri segnò la fine del dominio cristiano in Terra Santa.
I pochi superstiti dei vari Ordini militari presero la via dell'Europa.
Mentre Ospitalieri e Templari ripiegarono su Cipro, i Cavalieri Teutonici, dopo un breve periodo trascorso a Cipro, si mossero verso Venezia, dove c'era la loro Kommende presso il monastero della Santa Trinità, che divenne temporaneamente la principale casa dell'Ordine.
L'Ordine Teutonico fu quello che soffrì meno per la caduta di San Giovanni D'Acri, in quanto già da tempo la presenza dell'Ordine risultava molto più incisiva nelle Terre baltiche che in Terra santa.

[...] L'ordine teutonico in transilvania.
La Transilvania nel XIII secolo. [...] questo territorio si chiamava Transilvania o, in lingua tedesca, Siebenbürgen.



L'invito di Andrea II d'Ungheria.
Sotto il regno di Andrea II (1205-1235), la Transilvania (in tedesco Burzenland o Siebenbürgen) ad oriente dell'Ungheria, era semi abitata e continuamente devastata dalle incursioni dei Cumani.  

[...] il Re Andrea II, nel 1211 poco dopo la firma del contratto di matrimonio tra sua figlia e Ludovico, scrisse al Conte Hermann chiedendogli di invitare a venire in Transilvania i Cavalieri Teutonici “affinché giungesse la pietà per la sua anima e quella dei suoi antenati di fronte a Dio attraverso la loro preghiera e affinché il suo regno potesse essere protetto contro i Cumani attraverso il loro coraggio”.

Il Re Andrea prometteva le terre di Barcasag nella parte orientale della medievale Ungheria, precisamente nella depressione del Burzeland (rumeno = Tara Barsei), oggi nel distretto di Brasov in Transilvania; i Cavalieri Teutonici erano autorizzati a costruire castelli di legno e città; il Re prometteva inoltre immunità dalle imposte e dazi e concedeva all'Ordine la facoltà di svolgere le funzioni religiose e di riscuotere la decima; ciò implicava che l'Ordine Teutonico avrebbe potuto portare con sé dei coloni e mantenersi con il loro affitto e lavoro, senza dover condividere i ricavi con il monarca. In effetti Andrea II stava consegnando all'Ordine Teutonico quel territorio della Transilvania chiamato Burzenland.
Il Re manteneva per se il diritto di battere moneta ed il diritto ad ottenere la metà dell'oro o argento che sarebbe stato cavato dalle miniere del Burzenland, ma rinunciò alle imposte e pedaggi ed alla sua autorità per stabilire mercati; i Cavalieri inoltre non erano tenuti a ospitare il Voivode e potevano esercitare direttamente la giustizia. In cambio i Cavalieri Teutonici dovevano proteggere la frontiera dagli invasori Cumani, convertire al cattolicesimo sia loro che le altre persone al di là dei Carpazi e ampliare, se possibile, l'impero ungherese in quest'area.

L'Hochmeister Hermann von Salza era entusiasta all'idea di stabilire un territorio dominato dai Cavalieri Teutonici, in un momento in cui le proprietà dell'Ordine erano piuttosto frammentate. Questo contesto è necessario per capire che nel 1211 accettò di buon grado una richiesta di assistenza del Regno di Ungheria, visto che le forze dell'Ordine Teutonico erano legate in realtà allo scopo di liberare il Santo Sepolcro in Terra Santa. Questa sembrava essere un'offerta generosa, e poiché l'Ordine aveva poca esperienza in queste cose, l'Hochmeister Hermann von Salza accettò l'invito sul presupposto che la buona volontà del Re sarebbe continuata in futuro.
Tuttavia il paese che gli venne affidato dal Re era spoglio e spopolato.
I suoi confini andavano da Halmagn (Halmágy) fino nella zona del villaggio di Galt, di là attraverso le montagne di Mikloschwar, lungo il vecchio fiume, fino alla foce del torrente Prejmer, poi nelle montagne fino alle fonti di Tömösch e Bârsa e sulle colline rocciose dei confini del paese nuovamente verso Halmagn. [...]

I Cavalieri Teutonici nel Burzenland.
I Cavalieri Teutonici inviarono un contingente nella regione selvaggia e disabitata, guidati da un Cavaliere di nome Theoderich, dove il voto della lotta costante contro gli infedeli poteva essere soddisfatto benissimo come in Terra Santa; infatti i Cumani erano un popolo pagano orrendo, senza conoscenza di Dio e dai costumi tremendi. Allora l'Ordine segnò con delle bandiere i confini del Burzenland loro affidato, al fine di tutelare i pochi valichi accessibili dei Carpazi dalle invasioni dei Cumani.

Presto i Cavalieri Teutonici costruirono una serie di fortificazioni in legno lungo il confine ed iniziarono una intensa attività di evangelizzazione e colonizzazione, portando dalla Germania dei contadini che avrebbero coltivato la terra e pagato le imposte necessarie per l'alimentazione delle guarnigioni e la costruzione delle fortificazioni: venne così costruito il castello di Marienburg, forse il quartier generale dei Cavalieri; al di là del fiume di Tartlau venne costruito il castello di Kreuzburg, poi quello di Gesprengberg presso Brasov; verso meridione sorse il castello di montagna di Rosenau e, presso Zeiden, quello di Schwarzburg.

Da questi castelli i Cavalieri conducevano anche l'amministrazione civile.
Oltre a questi nacquero altri castelli ma solo a scopo difensivo, come quello di Heldenburg e di Törzburg. La maggior parte è ancora presente con le sue rovine sulle colline del Burzenland come testimoni parlanti di un potente passato.

A Re Andrea II piacque il modo in cui l'Ordine conduceva il Paese, perché con tutti quei castelli e con la spada dei Cavalieri si spense il vizio dei Cumani di fare irruzioni. Così nel 1212 il Re aumentò le sue donazioni, concedendo all'Ordine l'autorizzazione a costruire, al di fuori del Burzenland, la città di Kreuzburg.

Il Re moltiplicò le sue concessioni, vietando ai suoi cambiamonete di entrare nelle terre dell'Ordine e di molestare la sua popolazione, in quanto l'Ordine Teutonico, come il Re diceva, “non era intimorito di affrontare quotidianamente i Cumani, difendendo con il proprio sangue la terra che era stata un regalo reale e la difese coraggiosamente contro gli attacchi giornalieri dei pagani”.
Così il Re Andrea II permise ai Cavalieri di assumere un parroco e di prendere la decima da tutti gli abitanti del Burzenland, tranne che dagli Ungheresi e dagli Szekler, qualora si fossero stabiliti lì, perché questi dovevano pagare la decima al Vescovo.
Solo dopo che queste cose erano state fatte, fu evidente che le concessioni del Re erano piuttosto vaghe e imprecise. In quel momento, tuttavia, poco si poteva fare per cambiare le condizioni dell'accordo, perché il Re era partito in Terra Santa per la Crociata. [...]

L'espansione dell'Ordine nel Burzenland.
Il contingente di Cavalieri Teutonici nel Burzenland non operò semplicemente difendendo la frontiera dagli attacchi dei Cumani; i Cavalieri trovavano più facile occupare nuovi territori allontanando i Cumani, approfittando del fatto che questi erano nomadi e non avevano luoghi permanenti di residenza.
Nel 1220 i Cavalieri Teutonici avevano già costruito sette città, e più precisamente Klausenburg (Cluj-Napoca), Kronstadt (Brasov), Hermannstadt (Sibiu), Schässburg (Sighisoara), Mediasch (Medias), Mühlbach (Sebez), Bistritz (Bistriza). Coloni tedeschi vennero invitati a stabilirsi nelle città, soprattutto dalla provincia di Hermannstadt.

Attorno alla città Kronstadt, sviluppatasi intorno al suo castello, con una distanza di venti miglia l'uno dall'altro vennero costruiti ancora quattro castelli e vennero dati loro dei nomi che saranno successivamente dati anche ai castelli in Prussia: Marienburg (oggi Feldioara), Schwarzenburg, Rosenau, e Kreuzburg. Solo quelli di Marienburg e di Kreuzburg erano in pietra.

La fortezza di Marienburg era diversa dalle fortezze tipiche in Ungheria, infatti le pietre erano grandi e massicce in modo da resistere ai terremoti che erano comuni nella regione. Questi divennero le basi per l'espansione nella praticamente disabitata terra dei Cumani, un'espansione che andò avanti con sorprendente velocità.

una rappresentazione di Brasov del 17° secolo

La rapida espansione dell'Ordine Teutonico suscitò la gelosia e il sospetto della nobiltà e del clero ungheresi che in precedenza avevano mostrato poco interesse per la regione. Se i Cavalieri Teutonici avessero avuto a disposizione un altro decennio, probabilmente si sarebbero spinti verso il basso del Danubio, sino ad occupare tutti i territori in possesso dei nomadi Cumani che si erano spinti per tanto tempo in Ungheria e nell'Impero Latino di Costantinopoli. Avrebbero presidiato con i loro castelli la parte inferiore del bacino del Danubio e avrebbero riaperto la via di terra verso Costantinopoli che, nel corso degli ultimi decenni, era stata molto pericolosa per crociati che la attraversavano. Ma quel momento venne loro negato. [...]

Il conflitto con la nobiltà ungherese.
L'Ordine Teutonico, diventato più audace a causa del felice successo, dimenticò le condizioni con cui il Re Andrea II aveva assegnato loro il paese. I cavalieri Teutonici estesero i confini ben oltre la zona di origine e costruirono castelli in pietra e non con il legno. Malgrado l'ira del Re per gli abusi dell'Ordine, questi diede ancora nuove concessioni all'Ordine, includendo le terre conquistate ai Cumani verso il Danubio, aumentando così i diritti dei Cavalieri.

Da quel momento erano autorizzati a costruire castelli di pietra, di esportare da Mures e da Alt sei spedizioni di sale all'anno e di importare dei beni dall'estero; i Cavalieri e la popolazione del Burzenland erano esenti da ogni dazio quando attraversavano la terra dei Székely o dei Valacchi.
A questo punto i Cavalieri Teutonici avevano ottenuto così in fretta un tale successo che la nobiltà ungherese iniziò a dubitare che i Cumani fossero ancora un pericolo. I nobili ricordavano che quei selvatici cavalieri avevano battuto i Bizantini, gli Imperatori Latini di Costantinopoli e avevano invaso anche l'Ungheria, ma questo oramai faceva parte del passato; ora sembrava che anche una manciata di cavalieri qualsiasi avrebbe potuto cacciare via i Cumani.

Tra la nobiltà ungherese, dopo la morte di Gertrude di Merania, la loro Regina tedesca, cominciò a crescere un sentimento anti-tedesco. Era stata la Regina, che intervenne nel 1223 presso il Papa Onorio III affinché concedesse all'Ordine Teutonico il privilegio dell'esenzione feudale del Burzenland, e l'attuazione dell'esenzione interrompeva de facto i vincoli legislativi dell'Ungheria nei territori rivendicati dall'Ordine.
La nobiltà ungherese quindi esortò il Re alla resistenza contro l'Ordine. I nobili non capivano che solo la particolare organizzazione e la dedizione dei Cavalieri Teutonici rendeva possibile riuscire là dove gli altri avevano fallito ed accusavano l'Ordine di disonestà cavalleresca, a causa della sua attività volta soltanto all'arricchimento dei propri forzieri e non all'aiuto, senza compenso, per chi ne aveva bisogno.

Da parte loro, i Cavalieri Teutonici fecero pochi sforzi per guadagnarsi amici tra i nobiltà ungherese. Avevano ignorato i diritti del Vescovo locale e rifiutavano di condividere le loro importanti conquiste con i nobili che avevano già precedenti diritti nella regione. Alla fine i nobili accusarono l'Ordine Teutonico di aver superato il dovere di difendere il confine.

Cavaliere Teutonico e coloni.
Era naturale che i Cavalieri Teutonici non volevano rinunciare a ciò che avevano conquistato con il loro lavoro e denaro, visto che avevano bisogno di ogni parcella di terreno di quel paese per fornire risorse, prodotti alimentari e tasse e per le future campagne di guerra verso il Mar Nero.
Purtroppo nel Burzenland non c'erano uomini come Hermann von Salza, che sapeva fare amicizia e fugare i sospetti dei potenziali nemici; i Cavalieri Teutonici in Transilvania operavano con notevole autonomia e non si fecero molti amici. Il risultato fu un conflitto fatto di ambizioni e di amara gelosia.

Come la nobiltà ungherese era arrivata a pensare, il Re Andrea II aveva incautamente invitato in un gruppo di intrusi che stavamo costruendo in modo così sicuro un principato all'interno della frontiera ungherese che presto il Re stesso non sarebbe stato in grado di controllarli. Accusarono l'Ordine Teutonico di aver superato il suo dovere di difendere il confine e che pianificava di diventare un regno all'interno del regno.
Hermann von Salza avrebbe potuto fare ben poco al riguardo, infatti era occupato a Damietta, dove da due anni i cristiani ed i musulmani lottavano disperatamente. Re Andrea nel frattempo era tornato in Ungheria amareggiato per le perdite e le spese sostenute per la sua Crociata in Terra Santa. La sua reputazione era caduta in disgrazia ed il suo paese aveva patito per l'assenza del suo governo.

Nel 1222 la nobiltà ungherese forzò il Re ad emettere una Bolla d'Oro, un documento molto simile a quello della Magna Charta che i baroni inglesi avevano estorto al loro Re solo pochi anni prima e che venne chiamata la “Magna Charta d'Ungheria”.

Quando la nobiltà gli chiese che rivedesse le concessioni ai Cavalieri Teutonici, il Re non era in condizione di rifiutare. Esaminò le denunce e concluse che l'Ordine aveva infatti superato il suo mandato, convenendo che dovevano essere effettuate alcune modifiche all'accordo, che alla fine si concluse con l'emissione di una nuova “Carta”, con più ampie clausole rispetto alla precedente. Permise comunque ai Cavalieri Teutonici di costruire castelli in pietra e, anche se la sua concessione vietava loro di assumere coloni ungheresi o rumeni, riconobbe implicitamente il loro diritto di portare contadini tedeschi.
Ma Hermann von Salza pensava all'incostanza del Re ed al fatto che l'Ordine aveva dei potenti nemici a corte e in questo modo il suo potere non sarebbe mai stato al sicuro. Utilizzò quindi tutta la sua influenza con Papa Onorio III e il Conte Luigi IV di Turingia per rafforzare la posizione dell'Ordine, ma non poteva influire verso l'atteggiamento della nobiltà ungherese e del Principe Bela, erede al trono e loro alleato. Questi continuarono con le loro denunce riguardanti i Cavalieri Teutonici e sostenevano il loro Vescovo nella sua ambizione di subordinare l'Ordine Teutonico alla sua Regola.

Hermann von Salza era in Germania nel 1223 e nel 1224 per affari riguardanti l'Impero, ma il suo pensiero andava verso la situazione in Ungheria. Pensava che il suo Ordine non avrebbe avuto problemi fino a quando il Re Andrea II era vivo, ma che poteva aspettarsi grandi difficoltà una volta che il principe Bela sarebbe salito al trono. Questo forse poteva essere evitato se l'Ordine avesse allentato i suoi legami con la corona ungherese.
Quando tornò in Italia Hermann von Salza parlò con il Papa Onorio III del problema e lo convinse ad includere il Burzenland nelle proprietà della Sede Apostolica. Il Papa lo fece nel 1224 e subordinò il Burzenland alla protezione apostolica della Santa Sede, “in modo che la popolazione della vasta zona spopolata si possa moltiplicare, per l'orrore dei pagani, per la sicurezza dei fedeli e con grande beneficio per la Terra Santa”.

L'espulsione dal Burzenland.
In riconoscimento della supremazia papale, l'Ordine doveva pagare due marchi d'oro all'anno. 
Con questo i Cavalieri Teutonici spezzavano il vincolo che li legava alla corona ungherese che, improvvisamente, si ritrovava ai suoi confini un minaccioso Stato dell'Ordine Teutonico.
Ma questa azione fu un errore fatale perché immediatamente il Re Andrea II riconobbe il pericolo. Al posto dei problemi in una data futura, Hermann von Salza ebbe a che fare con tutti essi in una sola volta. Il Re Andrea ritrattò tutto quello che aveva negoziato con l'Ordine e ordinò ai Cavalieri Teutonici di lasciare immediatamente l'Ungheria. Non era disposto a vedere persa neanche una preziosa provincia, rubata al suo regno con un trucco.

Il Papa intervenne come meglio poté ed Hermann von Salza provò a spiegare che l'atto del Papa era stato male interpretato, ma tutte queste spiegazioni non furono di alcuna utilità.
La nobiltà ungherese aveva sollevato i suoi dubbi ed ora il Re era con loro.
Quando i Cavalieri Teutonici rifiutarono incautamente di lasciare il Burzenland senza avere prima una nuova udienza dal Re, il Principe Bela (il futuro Re Bela IV) venne autorizzato a condurre un esercito contro di loro. Nella primavera del 1225 l'esercito ungherese marciò nel Burzenland, raggiungendo i castelli dell'Ordine Teutonico: l'esercito ungherese era numericamente molto consistente ed i Cavalieri Teutonici non poterono fare altro che trattare la resa.

L'Ordine Teutonico venne ignominiosamente guidato fuori dalle sue terre ed espulso dal regno d'Ungheria ed i loro castelli vennero distrutti. Solo i contadini tedeschi (i “Sassoni della Transilvania“) che erano stati chiamati dai Cavalieri rimasero, diventando un importante insediamento durato fino al 1945.

Quando Hermann von Salza vide che non c'era altro da fare, lasciò il regno d'Ungheria con i suoi cavalieri e nel 1226 raggiunse il Duca Corrado di Mazovia che aveva chiesto aiuto all'Ordine per “salvare la Chiesa di Cristo dalla rabbia del popolo pagano dei Prussiani”.
Gli ungheresi non sostituirono le guarnigioni Teutoniche con un'adeguata protezione dagli attacchi dei Cumani, tanto che quei guerrieri della steppa recuperarono la fiducia in se stessi e la loro forza e presto tornarono ad essere ancora un pericolo per il Regno d'Ungheria.
L'espulsione dall'Ungheria scosse i Cavalieri Teutonici nelle sue fondamenta.
Molti uomini avevano dato la loro vita e molto denaro era stato raccolto con difficoltà per costruire le fortificazioni e rendere sicuri i nuovi insediamenti; questi sforzi erano andati persi e la reputazione dell'Ordine era stata macchiata. Nel recente passato avevano ricevuto molti doni provenienti dall'Imperatore e da Principi: tenute a Bari, Palermo, Halle, e Praga. Quanti potenziali donatori avrebbero considerato le storie che si sentivano e poi fatto le loro donazioni altrove?
La risposta non era affatto certa, anche se l'esempio del tirolese Conte di Lengmoos fu incoraggiante: nel mezzo della polemica che aveva coinvolto l'Ordine Teutonico, offrì in dono all'Ordine tutte le sue terre. Tale cavaliere era un esempio vivente del problema che l'Ordine aveva fronte. Si poteva prosperare soprattutto nelle regioni germaniche, ottenendo reclute e donazioni da parte delle famiglie nobili e borghesi, ma in quel momento non c'era alcun motivo per operare in quelle zone. Per avere uno scopo di esistenza i Cavalieri Teutonici dovevano lottare contro gli infedeli o pagani, ma quelli potevano essere trovati soltanto alle frontiere degli Stati non-tedeschi. Purtroppo, la nobiltà e la gente di quegli Stati spesso aveva poco in comune con i membri dell'Ordine Teutonico, perciò era piuttosto l'ostilità che la simpatia la naturale attitudine verso i Cavalieri Teutonici. [...]

suddivisione della Prussia nei vari distretti tribali

I Pruzzi erano pagani. Peter von Duisburg, un sacerdote e cronista dell'Ordine Teutonico, nella sua opera “Chronicon terrae Prussiae” (Cronaca della Terra Prussia) spiegava il paganesimo dei Pruzzi così: «Poiché essi non conoscevano il Signore, adoravano erroneamente le sue creature, ovvero il sole, la luna, le stelle, gli uccelli, i quadrupedi, e anche le serpi. Essi possedevano fiumi, campi e boschi sacri, ove non osavano arare, pescare o raccogliere legna».

Nel 1230, dopo diverse precedenti spedizioni contro i Pruzzi senza successo effettuate da diversi Principi Polacchi, i Cavalieri Teutonici iniziarono una campagna Crociata contro le tribù dei Pruzzi. Entro la fine del secolo, dopo aver subito varie ribellioni, i Cavalieri ottennero l'intero controllo della Prussia e gestirono i Pruzzi attraverso il loro Stato Monastico.

Il popolo dei Pruzzi.
Nel XII secolo le terre baltiche confinanti con il Sacro Romano Impero e con la Polonia divenuta cristiana nel 968 dopo che il principe Mieszko I si fece battezzare insieme al suo popolo, costituivano ancora una “terra incognita”. Terra di evangelizzazione cristiana e di conquista per il Sacro Romano Impero e per il Regno di Polonia. [...]

Pruzzi.
[...] All'inizio i territori dei Pruzzi confinavano con la Vistola ed il fiume Memel (Niemen). I Casciubi ed i Pomeraniani confinavano a ovest, i Polacchi a sud ed i Lituani a nord-est. [...].
In effetti, l'ambiente, che causò un isolamento molto parziale, consentì la conservazione del linguaggio come il più arcaico d'Europa. A sud, le paludi, sino alle sorgenti del fiume Dnepr, furono una barriera efficace durata millenni. [...]

Perkuns, Pikouzos e Potrimpos
La religione professata da questi popoli era quasi ovunque la stessa; una religione che gli studiosi ritengono che fosse strettamente legata al paganesimo lituano. 
Si trattava di un politeismo che divinizzava le forze della natura
Tre erano le divinità principali: Perkuns, dio della luce e del tuono, Pikouzos, dio degli inferi e Potrimpos, dio della terra, dei frutti e degli animali. Un culto speciale era inoltre tributato alla luna, alle stelle e a certi animali come la lucertola, il serpente e la rana.
I loro santuari erano costituiti da querce o tigli sacri, ai piedi delle quali i sacerdoti immolavano sovente i prigionieri di guerra; praticavano infine la poligamia. Il sacerdote (il griwe) era anche giudice e pare che ancora nel XII secolo venivano praticati sacrifici umani sotto la quercia di Thorn. [...]

Il potere supremo risiedeva nelle assemblee generali di tutti i maschi adulti, che discutevano le questioni importanti riguardanti la comunità ed eleggevano il capo; il capo tribù era responsabile della supervisione delle questioni quotidiane, della costruzione delle fortificazioni dei villaggi e della difesa delle frontiere. [...]

Nel 997 il Duca Boleslao I di Polonia (966-1025) inviò il Vescovo Adalberto (polacco: Wojciech) di Praga tentare una evangelizzazione dei Pruzzi. Adalberto sbarcò nel golfo di Danzica e prese a risalire la Vistola con i suoi compagni. Contemporaneamente il Duca Boleslao intraprese una spedizione per la conquista militare del territorio.

I Pruzzi sospettavano di Adalberto, ritenendolo una spia di Boleslao, così che il suo lavoro missionario durò appena pochi giorni: il 23 aprile del 997, quando fece abbattere la quercia sacra di Romowe, Adalberto e i suoi compagni furono trucidati dai Pruzzi per aver profanato il bosco sacro. I resti del martire furono riscattati da Boleslao e collocati nel duomo di Gniezno.

Nel 1008 il successore di Adalberto, il monaco benedettino Bruno Bonifacio di Querfurt, fece ancora un tentativo d'evangelizzazione. Dopo aver ottenuto inizialmente qualche successo tra i Pruzzi, l'anno dopo il suo arrivo, il 9 marzo 1009, venne decapitato insieme a 18 compagni, secondo il cronista, “da qualche parte sul confine tra Prussia e Russia”. [...]


Vedendo la situazione disperata, Corrado di Masovia, probabilmente su consiglio del principe Enrico I il Barbuto, cercò di stabilire contatti con l'Hochmeister dell'Ordine Teutonico, Hermann von Salza, ma questi, dopo il fallimento della missione del suo ordine Ordine in Ungheria, affrontò con estrema cautela la richiesta di aiuto di Corrado di Masovia. [...]


Nel 1226 [...] il Duca Corrado I di Masovia ed il Vescovo di Prussia Christian di Oliva pensarono di chiedere appoggio all'Ordine Teutonico.
La scelta del Duca di Masovia non era casuale:
l'Ordine Teutonico infatti aveva già avuto un'esperienza nella difesa dai popoli pagani dei confini nel regno d'Ungheria, una decina di anni prima. Infatti nel 1211, il Re d'Ungheria Andrea II aveva offerto all'Ordine di insediarsi nel territorio del Burzenland, nella Transilvania sud-orientale, allo scopo di popolarlo e di trasformarlo in un baluardo contro la minaccia rappresentata dal popoli pagani provenienti dalle steppe del sud della Russia.

I Cavalieri Teutonici avevano appena concluso l'esperienza ungherese, quando nel 1226 il Vescovo di Prussia Christian di Oliva, consegnò ad Hermann von Salza una lettera del Duca di Masovia che gli chiedeva l'aiuto dei Cavalieri Teutonici perché assistessero e proteggessero i suoi sudditi contro le incursioni dei pagani nativi di Prussia. La stabilità con i Pruzzi avrebbe permesso a Corrado di ambire al titolo di Granduca di Polonia.

[...] Corrado prometteva ai Cavalieri Teutonici, qualora avessero accettato di intervenire in Prussia, la Terra di Chelmno, un territorio di circa 3.000 kmq situato nella bassa valle della Vistola con capitale Chelmno e comprendente la città di Dobrzin. Inoltre il Duca era disposto ad offrire all'Ordine, oltre all'intera Terra di Chelmno, tutti i territori che avrebbero strappato ai Pruzzi, qualora i Cavalieri Teutonici avessero accettato di insediarsi in quelle terre a difesa della Masovia.
In sostanza il Duca prometteva le stesse cose che il Re Andrea II d'Ungheria aveva promesso ad Herman von Salza quindici anni prima, ma alcuni membri dell'Ordine Teutonico non volevano ripetere la precedente disavventura in Transilvania.
La pesante onta subita nel 1225 con l'espulsione dell'Ordine Teutonico dal Burzenland, che era ritornato sotto il controllo della corona ungherese nonostante le recriminazioni dell'Ordine e del Papa Onorio III, fece sì che l'Hochmeister (Gran Maestro in tedesco) Hermann von Salza fosse molto restio ad intraprendere un'avventura simile in Prussia quando, agli inizi del 1226, ne ricevette richiesta da Corrado di Masovia.

Hermann von Salza aveva anche altri motivi per rifiutare l'offerta del Duca.
C'era una nuova urgenza per sostenere pienamente e senza esitazione una crociata in Terra Santa che stava organizzando l'Imperatore Federico II. La Crociata precedente era appena fallita nel suo attacco contro l'Egitto e molti pensavano che, se l'Imperatore avesse navigato in aiuto ai Crociati, avrebbe potuto salvare la situazione ed ottenere una grande vittoria.
A quel tempo, tuttavia, l'Imperatore aveva scarso interesse per la Crociata, perché aveva affari che gli premevano in Sicilia e nessun incentivo o ammonizioni papali lo spingevano a partire.
Però aveva annunciato che avrebbe soddisfatto il suo voto di fare la Crociata nel 1226 o 1227.
I dignitari dell'Ordine Teutonico capivano che, se un grande contingente dei loro Cavalieri avesse partecipato alla Crociata di Federico II, avrebbero avuto molto da guadagnare dalla sua gratitudine. Si aspettavano grandi cose dalla Crociata imperiale e non erano interessati a deviare le loro energie in un altro fiasco lontano dalla Terra Santa.

Questi erano motivi che Hermann von Salza avrebbe potuto utilizzare per ignorare la richiesta di aiuto di Corrado di Masovia. Ad ogni buon conto l'Hochmeister non fu precipitoso, le trattative col Duca di Masovia durarono a lungo e trascorsero alcuni anni prima che l'Ordine si decidesse ad intervenire nel Baltico. Herman von Salza non fece subito il passo decisivo di inviare i suoi Cavalieri, ma iniziò un'indagine in modo tale che, qualora avesse deciso di inviare successivamente un esercito, i termini del contratto con il Duca di Masovia fossero assolutamente soddisfacenti.
Durante le trattative, Corrado di Masovia, oltre ad offrire all'Ordine Teutonico l'intera Terra di Chelmno, promise anche tutti i territori che avrebbero strappato ai Pruzzi, se i Cavalieri avessero accettato di insediarsi in quelle terre a difesa della Masovia. L'Ordine Teutonico avrebbe avuto anche il diritto di battere moneta.

La Bolla d'oro di Rimini.
Hermann von Salza era un grande sognatore, più dei capi degli altri Ordini Crociati.
Forse era più che consapevole delle possibilità di espansione dell'Ordine Teutonico, grazie alla sua recente visita nella Germania del nord e ad i suoi contatti col piccolo Ordine crociato dei “Fratelli della Spada”, che erano operativi in Livonia. L'Hochmeister si rendeva conto comunque che la sottomissione della Prussia avrebbe reso i confini del Sacro Romano Impero più facili da difendere contro gli invasori e di questo ne rese partecipe Federico II incontrandolo a Rimini.

Accettò l'invito del Duca di Masovia in linea di principio e chiese all'Imperatore di rilasciare una garanzia che evitasse malintesi, come era già successo in Ungheria. Allo stesso tempo chiese una Bolla che rafforzasse la posizione dell'Ordine in Terra Santa, dove aveva maggior interesse.

Era un buon momento per chiedere favori all'Imperatore ed Hermann von Salza non lo voleva perdere. Anche se l'Imperatore non aveva alcun interesse in Prussia (anzi, non aveva nemmeno il diritto di concedere titoli al riguardo), era probabile che in seguito non fosse più disponibile a fare favori all'Hochmeister.

Hermann quindi ottenne un decreto imperiale e cominciò a negoziare con il Duca di Masovia, ma ancora non si impegnò ad inviare cavalieri in Prussia. Invece, stava inviando ogni uomo che poteva alla Crociata in Terra Santa organizzata dall'Imperatore Federico II.
La Prussia era un progetto per il futuro che poteva essere ripreso o ritirato.

Nel 1226 l'Hochmeister Hermann von Salza incontrò a Rimini l'Imperatore Federico II, che considerava la Prussia come una naturale appendice del Sacro Romano Impero. Hermann suggerì che la sottomissione dei Pruzzi avrebbe reso i confini dell'Impero più facili da difendere dagli invasori.
Il Sacro Romano Imperatore diede la sua approvazione all'impresa con la Bolla d'Oro di Rimini” del 1226, con la quale concedeva all'Hochmeister dell'Ordine Teutonico i privilegi e lo status di Principe dell'Impero, con facoltà di creare uno stato sovrano nei territori che l'Ordine avesse conquistato strappandoli ai Pruzzi pagani, così ché nessuno avrebbe potuto mettere in questione la legittimità del governo teutonico sui territori conquistati, diventando queste terre feudi dell'Impero.

Il 30 giugno 1230, tra l'Hochmeister Hermann von Salza ed il Duca Corrado I di Masovia fu siglato un nuovo trattato che confermava tutte le promesse fatte in precedenza dal Duca.
Prima di iniziare la campagna contro i Pruzzi, il 16 giugno 1234, i Cavalieri Teutonici firmarono ancora un trattato: quello di Kruschwitz (o Kruszwica), con il quale Corrado I di Masovia cedeva all'Ordine Teutonico la Terra di Chelmno ed i territori che Cavalieri dell'Ordine avrebbero conquistato in Prussia successivamente, negli stessi termini della Bolla d'Oro di Rimini. La missione di convertire i Pruzzi rimaneva sotto il comando del Vescovo Christian di Oliva.

Inoltre anche il Papa Onorio III, che aveva spronato Hermann von Salza ad intervenire accettando l'offerta del Duca di Masovia, confermò più volte il trattato che stabiliva gli impegni e i compensi per l'Ordine. Inoltre il trattato venne confermato anche dal figlio del Duca di Masovia, il Duca Casimiro I di Cuiavia.

L'accordo è stato contestato dagli storici polacchi; il documento è stato perso e molti storici hanno dubitato della sua autenticità e delle rivendicazioni territoriali dell'Ordine Teutonico. Dal punto di vista degli storici polacchi, la Terra di Chelmno doveva essere usata solo come base temporanea contro la Prussia e le future conquiste sarebbero passate sotto l'autorità del Duca di Masovia; mentre invece Hermann von Salza vide il documento come una concessione di autonomia per tutte le acquisizioni territoriali, salvo la fedeltà alla Santa Sede ed al Sacro Romano Imperatore.
Comunque la Bolla d'oro di Rieti emessa da Papa Gregorio IX nel 1234, riaffermò il controllo dell'Ordine Teutonico sulle terre conquistate, che restavano comunque sotto l'autorità della Santa Sede.

L'arrivo nella Terra di Chelmno.
Dopo aver ricevuto da Corrado di Masovia l'assicurazione richiesta in merito ai territori concessi all'Ordine Teutonico, l'Hochmeister Hermann von Salza, come avanguardia in Masovia, fece partire Conrad von Landsberg, con una piccola forza di sette “Ritterbruder” (Fratelli Cavalieri) e tra 70 e 100 “Graumantler” (letteralmente “mantelli grigi”) e “Halbbruder” (letteramente “fratellastri”).
I Ritterbruder si sistemarono nel piccolo insediamento di Vogelsang-Warsin, sulla Vistola, un fortino di legno precedentemente costruito da Corrado di Masovia e situato nei pressi della futura Torun sulla riva sinistra della Vistola (altre fonti indicano che erano stati due Cavalieri Teutonici ad aver costruito il fortino di Vogelsang, ma vennero uccisi dai Pruzzi subito dopo).

Hermann von Balk
L'insediamento fu rapido ed efficace e fu subito consolidata la fortezza di Vogelsang, che costituiva la prima linea di difesa della regione. dopo il completamento della Fortezza, i Cavalieri Teutonici di Conrad von Landsberg vennero raggiunti da 20 Ritterbruder e 200 Graumantler provenienti dalla Germania del Nord. Questi erano guidati da Hermann von Balk, il “Landmeister” (Maestro Provinciale) di Prussia, che successivamente diventerà il primo Landmeister di Livonia. Hermann von Salza non potè inviarne di più, visto che le basi principali dell'Ordine erano in Terra Santa ed in Armenia.

Una volta consolidate le basi, i Ritterbruder cominciarono ad attaccare le installazioni dei Pruzzi, costruendo via via nuove fortezze e villaggi, man mano che stringevano l'accerchiamento.

Hermann von Balk fece inoltre costruire una seconda piazzaforte a pochi chilometri a Sud di Nessau.
Nel marzo 1231, con il trattato di Rubenicht, l'Ordine Teutonico giunse ad un accordo con il Vescovo di Prussia Christian di Oliva: in questo accordo un terzo della Prussia veniva ceduta al Vescovo il quale rinunciava ad ogni altra pretesa sui possedimenti della Terra di Chelmno.

1231: le prime operazioni militari dei Cavalieri.
Agli inizi del 1231 iniziarono le effettive operazioni militari contro i Pruzzi.
Mentre durante le precedenti spedizioni di solito i polacchi marciavano verso est nelle zone selvagge dei Pruzzi, l'Ordine Teutonico si incentrò in occidente, sino a stabilire le sue fortezze lungo il fiume Vistola.

Con l'arrivo di molti rinforzi e del Duca di Masovia in persona, Hermann von Balk, al comando di un migliaio di uomini circa, passò la Vistola e avanzò lungo i fiumi prussiani (le foreste paludose non erano transitabili in inverno ed i fiumi rimanevano le principali vie di accesso alla regione) e cominciò ad attaccare sistematicamente i Pruzzi. Alle prime campagne parteciparono principalmente Crociati polacchi, tedeschi e della Pomerania, con l'impiego anche di alcuni miliziani Pruzzi convertiti.

La maggior parte dei Crociati laici tornavano alle loro case dopo la fine delle campagne, lasciando ai Cavalieri Teutonici il compito di consolidare i territori conquistati con la costruzione di nuovi forti, la maggior parte dei quali erano piccole costruzioni in legno. Ad alcuni cavalieri polacchi vennero concessi alcuni territori, anche se la maggior parte del territorio conquistato restava ai Cavalieri Teutonici.

A partire dal 1232, provenienti soprattutto dalla Germania e dalla Boemia, giunse in aiuto di Hermann von Balk sempre un numero maggiore di Crociati, che cominciarono il rastrellamento sistematico della Terra di Chelmno.

1232: l'arrivo dei coloni tedeschi.
Come si era fatto in Livonia qualche anno prima, per consolidare i territori conquistati ai Pruzzi e renderli pacifici e produttivi, dal Sacro Romano Impero vennero fatti affluire i coloni, che in Prussia potevano ricevere delle terre e maggior libertà rispetto alla consuetudine in Germania.

La strategia era chiara, l'occupazione delle terre da parte dei coloni tedeschi permetteva di controllare saldamente le popolazioni dei Pruzzi a cui era imposto il battesimo oppure la fuga o la morte.

La presenza dei coloni permise la fondazione di una nuova città ogni anno.
Hermann von Balk cambiò la città di Chelmno con la tipologia classica delle città-fortezze che l'Ordine Teutonico aveva costruito in Burzenland: una pianta a scacchiera dominata da un terrapieno sormontato da un castello. Ai coloni che abitavano in questa città, venne imposto un servizio militare permanente. Successivamente l'Ordine fondò il castello di Marienwerder (Kwidzyn) a nord di Chelmno, che divenne, a partire dal 1254 e fino al 1526, la sede dei Vescovi di Pomerelia.

La strategia militare imponeva, dopo aver ottenuto qualche successo, di fortificare le posizioni conquistate edificando; ecco allora nascere Torun (in omaggio alla fortezza palestinese di Toron posseduta dall'Ordine) sulla riva destra della Vistola.
Fu questo il primo insediamento dell'Ordine Teutonico in Prussia.
Torun divenne una città, la prima grande città fortificata costruita dall'Ordine in Prussia, cui affluirono molti coloni provenienti dalla Germania del Nord e dalla Boemia, mentre i Pruzzi pagani cercavano con frequenti attacchi di impedire l'insediamento stabile dell'Ordine.

Poi i Crociati iniziarono ad attaccare i vicini Pruzzi della Pomesania.
Avanzando da Nessau (Nieszawa) con l'aiuto di Corrado di Masovia, Hermann von Balk assunse il controllo di Rogow (Rogau), ancora occupata dai Pruzzi pagani. Il comandante locale dei Pruzzi disertò e consegnò il suo castello ai Cavalieri i quali poi, avanzando, distrussero la fortezza prussiana di Quercz (o Gurske). Il disertore poi, con l'inganno, fece si che Pipin, il capo dei Pruzzi venisse catturato dai Cavalieri, ponendo termine, in questo modo, alla resistenza prussiana nella Terra di Chelmno. Nel 1233 l'intera Terra di Chelmno era occupata dall'Ordine Teutonico.

La prima campagna di conquista.
Nel mese di dicembre 1230, diretti da Hermann Balk, che nel frattempo era stato nominato Landmeister di Prussia, i Cavalieri Teutonici, insieme ai Fratelli di Dobrzyn e ad un distaccamento di Crociati polacchi e tedeschi, attraversò la sponda orientale della Vistola: era cominciata la conquista della Prussia da parte dell'Ordine Teutonico.
Nell'estate del 1233 i Crociati, consistenti complessivamente in un esercito di 10.000 uomini, si costruirono la fortezza a Marienwerder (Kwidzyn) in Pomesania. [...]

Il metodo di conquista, proseguito dagli Hochmeister successori di Hermann von Salza, era ripetuto secondo uno schema ben sperimentato: i gruppi di Pruzzi venivano accerchiati e impegnati in una dura battaglia; dopo aver sconfitto i pagani, si chiedeva la loro sottomissione e la conversione del loro capo, che implicava anche la conversione dei suoi sottoposti, poi nel territorio conquistato veniva subito edificata una fortezza, attorno alla quale si sviluppava in seguito una città; le terre venivano distribuite ai Cavalieri Crociati laici, dove poi affluivano i coloni tedeschi che si mescolavano con la popolazione locale. Nacquero così, tra gli altri, i castelli di Kreuzburg (Città della croce) ed Heilsberg (Monte santo). Una volta consolidato il territorio e radunate le truppe, si passava alla regione più vicina. In questo modo l'Ordine Teutonico costituì una fitta rete di strade, città e fortezze, che garantiva un potere solido e immenso.


[...] La Battaglia di Legnica.
Nel 1235 un esercito mongolo sotto il comando di Batu Khan e di Subutai khan, era partito dalla lontana Mongolia, alla conquista dell'Europa orientale. La loro diffusione verso ovest dalla loro sterile patria tra la Cina e la Russia fu una esperienza terribile per tutti coloro che purtroppo si vennero a trovare nel loro percorso. Essi non avevano riguardo per i civili ed infliggevano terribili sofferenze alla popolazione, distruggendo le loro città, rubando il loro bestiame, uccidendo gli uomini e costringendo le donne al concubinato.

Nel i mongoli 1240 attaccarono e distrussero la magnifica città di Kiev, capitale dell'Ucraina, minacciando le porte orientali dell'Europa cristiana. Dal 1241 tutti gli insediamenti principali della Rus' di Kiev, tranne Novgorod, erano completamente distrutti o sotto il controllo dei mongoli.

Il loro successivo obiettivo era l'Ungheria, che con le sue ampie pianure erbose, protetta al nord dai Carpazi, offriva una base perfetta per eventuali attacchi futuri a tutta l'Europa occidentale.

I Mongoli consideravano i Cumani come un popolo sottomesso alla loro autorità, ma i Cumani fuggirono verso ovest e chiesero asilo nel Regno di Ungheria. Batu Can lanciò quindi un ultimatum al Re Bela IV di Ungheria, figlio di Andrea II, al quale i richiedeva la “restituzione” dei Cumani, ma questi si rifiutò.

Dopo che Bela IV aveva respinto l'ultimatum di Batu Can, Subutai Can iniziò a pianificare l'invasione mongola dell'Ungheria. L'attacco all'Ungheria venne pianificato con precisione meticolosa, impressionante anche per un esercito mongolo. Batu Khan e Subutai Khan dovevano portare due armate per attaccare l'Ungheria, mentre una terza armata, guidata da Orda Khan (nipote di Gengis Khan), al fine di tenere impegnate le forze lituane e polacche che altrimenti sarebbero accorse in soccorso del Regno d'Ungheria, avrebbe attaccato, come diversivo, la parte orientale della Polonia, giungendo sino al confine con la Lituania, mentre Baidar e Kadan si occupavano della parte meridionale della Polonia.

Il responsabile della spedizione in Polonia era Kaidan (spesso confuso dai cronisti medievali con suo nipote Ogedei Kaidu) e, sotto il suo comando, questa si rivelò quasi altrettanto devastante quanto quella in Ungheria. Il primo obiettivo di Kaidan fu l'antica città di Cracovia.
Dopo essere fuggito da Sandomierz, il Principe Boleslao V fu costretto ad abbandonare anche Cracovia, che fu poi rasa al suolo dai mongoli.

Kaidan poi divise le sue forze in due eserciti: uno perché devastasse il Nord della Polonia ed il confine sud-occidentale della Lituania ed uno che invadesse la parte meridionale della Polonia.
I mongoli saccheggiarono numerose città: prima saccheggiarono Sandomierz, poi il 3 marzo sconfissero l'esercito polacco vicino a Tursk; il 18 marzo sconfissero un altro esercito polacco a Chmielnik; il 24 marzo presero e bruciarono Cracovia. Pochi giorni dopo cercarono invano di conquistare Wroclaw (Breslavia), capitale della Slesia.

Rilevando l'impossibilità di conquistare Breslavia, iniziarono a considerare l'eventualità di un assedio, quando giunse la notizia dell'arrivo di un armata polacca con 50.000 unità che si trovava a due giorni da Breslavia. A tale notizia vennero abbandonati i progetti di assedio ed i Mongoli mossero per intercettare il contingente in arrivo prima che potesse incontrarsi con quello guidato dal Duca di Slesia. I mongoli raggiunsero le armate guidate dal Duca di Slesia Enrico II il Pio nei pressi della città fortificata di Leignica. La circostanza provocò una guerra lunga e spossante, estremamente feroce e violenta.

Secondo lo storico James Chambers, la coalizione era composta da un massimo di 25.000 uomini.
[...] Vi era infine un grosso contingente di Cavalieri Teutonici [...].

[...]  E' noto che i mongoli al momento non avevano intenzioni di estendere la campagna verso occidente, perché erano indirizzati verso il Regno d'Ungheria per aiutare l'esercito mongolo principale nella conquista del paese.

Una forza mongola diversiva dell'esercito di Subutai, dimostrò i vantaggi della mobilità tattica e della velocità degli arcieri a cavallo. Le tattiche mongole erano essenzialmente una lunga serie di finti attacchi e finte fughe fatti da gruppi sparsi, per infliggere un lento ma costante fuoco a distanza, per interferire sulle formazioni nemiche e separarle dal corpo principale per organizzare agguati sui fianchi.
Queste erano le tattiche classiche che i mongoli utilizzavano in quasi tutte le loro grandi battaglie; erano rese possibili da un continuo addestramento a cavallo e dalle comunicazioni sul campo di battaglia, con l'impiego di un sistema di bandiere per cui i ranghi superiori potevano interagire con tempestività sugli eventi. Il comandante mongolo cercava il punto più alto sul sito della battaglia e lo utilizzava per comunicare ai suoi ufficiali i suoi ordini per il movimento delle truppe.Il sistema mongolo era sconosciuto dai cavalieri europei, i quali avanzavano praticamente senza poter comunicare alle truppe e la tattica necessaria. era in netto contrasto con i goffi sistemi europei, in cui i cavalieri avanzavano praticamente senza nessuna comunicazione con le forze di sostegno.

[...] La “Historia Tatarorum” dal francescano C. de Bridia Monachi suggerisce una forza di 10.000 soldati mongoli che sarebbero stati ridotti a 8.000 dopo perdite subite. Le fonti mongole ci dicono che l'invasione polacca fu una incursione di due “Tumens” (20.000 uomini) che faceva parte del piano di Subutai per distruggere gli eserciti europei uno alla volta, piuttosto che permettere loro di ammassarsi.

[...] L'avanguardia mongola, dopo una serie di finiti attacchi alternati ad ingannevoli arretramenti, si ritirò, inducendo la cavalleria alleata ad inseguirli, anche se questo li separava dalla fanteria polacca. [...] la cavalleria pesante mongola si staccò dal resto delle truppe e si lanciò alla carica dei cavalieri; presto venne coinvolta anche la fanteria degli alleati, straziata dalle frecce degli arcieri mongoli.
La frammentazione degli alleati aveva permesso ai Mongoli di sconfiggere un reparto alla volta, attaccandolo ai fianchi con il loro arcieri a cavallo. Quando il fumo si abbassò molti alleati giacevano morti. Il resto dell'esercito di Enrico II cadde nel panico e subito dopo venne circondato da tutti i lati. Alla fine della battaglia quasi 40.000 soldati giacevano morti, oltre a 500 Cavalieri Teutonici e Templari. [...]

Dopo la battaglia i Mongoli tagliarono l'orecchio destro di ogni caduto europeo al fine di contare i morti; presumibilmente riempirono nove sacchi. Enrico II fu catturato durante il tentativo di fuggire dal campo di battaglia con tre guardie del corpo, venne quindi spogliato e decapitato.

I Mongoli, con la testa Enrico II di Slesia esposta sulla punta di una lunga lancia, sfilarono sotto le mura della città di Legnica con l'intento di indebolire il morale dei difensori.
La sconfitta riempì di paura l'anima stessa dell'Europa. Il corpo di Enrico venne successivamente identificato dalla moglie, Jadwiga che riconobbe le sei dita del piede sinistro.

[...] Siccome gli ordini di Baidar e di Kadan erano quelli di creare un diversivo ed ora i mongoli stavano affrontando il raggruppamento che li allontanava dalla Boemia e dalla Polonia, preferirono andare verso sud, per unirsi a Batu e Subutai, che avevano sconfitto gli ungheresi alla Battaglia di Mohi ma avevano sofferto perdite massicce.

Ma non va dimenticato che questa campagna dai risultati così clamorosi era solo un diversivo:
lo sforzo principale era verso l'Ungheria. Infatti, mentre si invadeva la Polonia, quattro contingenti mongoli attraversarono i Carpazi per raggiungere la città ungherese di Pest. Fu Subutai stesso a condurre l'attacco decisivo nel fianco ungherese. I mongoli avevano attraversato il fiume Sajo presso il ponte di Mohi, utilizzando zattere, che avevano in precedenza nascosto nella palude.

I Mongoli non circondarono del tutto il nemico, ma lo lasciarono fuggire.
Poi, con poco sforzo e pochissime vittime, la cavalleria mongola attaccò dando la caccia al nemico in fuga. La strada sarebbe stata cosparsa dei corpi degli ungheresi per un viaggio di due giorni, ma il Re Bela riuscì a fuggire. Vennero uccisi 65.000 ungheresi in totale, tra cui 3 Arcivescovi, 4 Vescovi e 2 Arcidiaconi, sostanzialmente tutti gli uomini del potere religioso nella regione.
I mongoli avevano inflitto due sconfitte importanti agli europei in meno di due giorni.

Dopo la vittoria a Mohi, Pest restò senza difese e gran parte della città venne rasa al suolo.
Furono uccisi 10.000 cittadini, molti dei quali avevano inutilmente cercato rifugio nel monastero domenicano. Il re Bela fuggì verso nord in montagna, prima di trasferirsi nel sud della Croazia, dove trovò rifugio in una isola. Kaidan lo inseguì per diverso tempo prima di passare all'Albania.

Nonostante che la vittoria dei Mongoli fosse stata schiacciante, Legnica fu il luogo più avanzato nel continente europeo che riuscirono mai a raggiungere, dopodiché, a causa della destabilizzazione politica insorta entro l'Impero mongolo si assistette alla ritirata dell'Orda.

In meno di 4 mesi l'Europa centrale era stata ridotta in ginocchio e viveva nel terrore dei Mongoli. Nell'inverno attraversarono il Danubio congelato e cominciarono a razziare in Austria.
Erano a portata di Vienna, fino a quando nel febbraio 1242 arrivò la notizia della morte del Gran Can Ogedei.
Quando Subutai seppe che il Grand Can Ogedei era morto l'anno precedente, l'esercito mongolo si ritirò verso est. Poiché Subutai aveva sofferto molte perdite ed ancora non era riuscito a sottomettere il territorio ungherese, decise che non era più tempo di continuare; molto meglio era per lui ritirarsi e lottare per la successione al trono ora che il Grand Can era morto. Dopo il ritorno in Mongolia si deteriorarono parecchio le relazioni fra i dignitari, sino all'elezione del nuovo Gran Can.

Dopo l'elezione di Mongke Can come quarto imperatore mongolo, Batu Can ritornò dalla Mongolia per prendere di nuovo in considerazione l'idea di conquistare l'occidente europeo, ma morì nel 1255 prima che questi piani potessero essere messi in atto. Sotto il governo di suo fratello Berke Can, l'Orda d'Oro si preoccupò di più del conflitto con i suoi cugini del Canato condotto da Hulagu Can che Berke Can disprezzava per la condotta nell'assedio di Bagdad e l'assassinio del Califfo Al-Musta'sim.
I Mongoli mai più cercarono la conquista dell'occidente, facendo saltuarie scorrerie solamente per bottino ed anche perché non erano in grado di impegnare il grosso delle loro forze che erano a guardia degli altri mongoli condotti da Burundai.



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